La visione di un mondo digitale immersivo, cuore del progetto di Mark Zuckerberg, sta lentamente svanendo. Meta ha infatti annunciato cambiamenti che relegano il metaverso, almeno nella sua forma originaria, a un ruolo ormai marginale.
Solo cinque anni fa, Mark Zuckerberg proclamava che il futuro di Facebook sarebbe stato il metaverso: un universo virtuale in cui lavorare, giocare e incontrarsi. Per rendere concreta questa ambizione, arrivò persino a ribattezzare l’azienda Meta.
Oggi, però, il quadro è molto diverso. Negli ultimi mesi, Meta ha ridotto il personale dedicato al progetto e ha cambiato direzione per Horizon Worlds, la sua piattaforma simbolo, spostando l’attenzione lontano dalla realtà virtuale. Il segnale più forte è arrivato questa settimana: inizialmente l’azienda aveva annunciato lo stop all’accesso tramite visori VR entro metà giugno, salvo poi correggere parzialmente il tiro. Alcune esperienze resteranno attive, ma senza nuovi sviluppi. Tradotto: l’idea originale di metaverso è, di fatto, archiviata.
Nonostante investimenti colossali, circa 80 miliardi di dollari, il metaverso non è mai uscito davvero dalla nicchia. Nel frattempo, piattaforme come Roblox e Fortnite hanno conquistato il grande pubblico.
Meta ha quindi cambiato rotta in modo deciso, puntando tutto sull’intelligenza artificiale. Zuckerberg parla ora di “superintelligenza”, una IA avanzata destinata a diventare il compagno digitale definitivo. Gli investimenti previsti sono enormi: almeno 115 miliardi di dollari, soprattutto per infrastrutture e data center. Questo non significa che il metaverso sia completamente abbandonato. Horizon Worlds esiste ancora su mobile e l’azienda continua a sviluppare prodotti di realtà aumentata. Ma il cambiamento di priorità è evidente: durante una recente conferenza, Zuckerberg ha citato il metaverso appena due volte, contro ben 23 riferimenti all’intelligenza artificiale.
Anche gli osservatori sono critici. Secondo alcuni esperti, Meta ha inseguito il concetto di metaverso senza comprenderlo davvero, ignorando le lezioni delle piattaforme precedenti. Eppure, tutto era iniziato con grandi ambizioni. Nel 2014, Zuckerberg acquistò Oculus per 2 miliardi di dollari, convinto che la realtà virtuale potesse diventare il successore dello smartphone. Da lì, miliardi investiti, acquisizioni, incentivi agli sviluppatori e una massiccia spinta commerciale. Ma la strada si è rivelata più difficile del previsto. I visori venduti spesso in perdita, risultati lenti ad arrivare, e già nel 2019 lo stesso Zuckerberg ammetteva che i tempi si stavano allungando.
La pandemia aveva riacceso le speranze: nel 2021 il metaverso sembrava il prossimo grande salto tecnologico. Si parlava di uffici virtuali, avatar e mondi digitali integrati nella vita quotidiana. Molte aziende seguirono l’entusiasmo, creando ruoli dedicati e investendo nel settore. Le aspettative erano enormi: secondo alcune stime, il metaverso avrebbe potuto generare fino a 5.000 miliardi di dollari entro il 2030.
La realtà, però, è stata meno brillante. Horizon Worlds soffriva di problemi tecnici, mentre gli avatar sono diventati oggetto di ironia sui social. Soprattutto, è mancato il fattore chiave: gli utenti. Nemmeno le app VR più popolari sono riuscite a raggiungere una diffusione di massa. E senza pubblico, la rivoluzione non può decollare. Le difficoltà non hanno riguardato solo Meta, anche Apple infatti, che ha lanciato il suo visore Vision Pro, un gioiello tecnologico dal prezzo proibitivo, 3.500 dollari, non è uscito dalla sua nicchia.
“Non sempre centriamo l’obiettivo,” ha ammesso Samantha Ryan, vicepresidente dei contenuti della divisione Reality Labs di Meta. “Ma impariamo, correggiamo e andiamo avanti.”
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