La società dietro Claude, Anthropic, punta a una valutazione vicina ai 950 miliardi di dollari, spinta dalla crescita nel mercato aziendale e dal successo degli strumenti per sviluppatori
La corsa all’intelligenza artificiale generativa potrebbe avere un nuovo leader di mercato, almeno nelle valutazioni private. Anthropic, la società dietro Claude, sarebbe in trattative per raccogliere tra 30 e 50 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione fino a 950 miliardi, secondo il New York Times.
Se confermata, la cifra segnerebbe un passaggio simbolico: Anthropic supererebbe OpenAI, valutata 852 miliardi in un recente round, e diventerebbe la startup AI più preziosa al mondo. Ma la notizia non va letta solo come l’ennesima escalation di una bolla finanziaria. È anche il segnale che il baricentro dell’AI si sta spostando: dalla popolarità consumer di ChatGPT alla capacità di monetizzare l’uso professionale, soprattutto in coding, automazione aziendale e servizi enterprise.
La traiettoria di Anthropic è stata fulminea. Nel marzo 2025 la società aveva annunciato un round da 3,5 miliardi a una valutazione post-money di 61,5 miliardi; nel febbraio 2026 ha dichiarato un nuovo round da 30 miliardi a 380 miliardi di valutazione post-money. Un eventuale salto a 950 miliardi significherebbe moltiplicare per circa 15,4 volte il valore di marzo 2025 in poco più di un anno.

La ragione industriale del balzo si chiama Claude, ma soprattutto Claude Code. Anthropic ha comunicato che il proprio ricavo annualizzato è arrivato a 14 miliardi di dollari. La società sostiene inoltre che oltre 500 clienti spendono più di un milione di dollari annui e che otto delle prime dieci aziende Fortune 10 usano Claude. Claude Code, reso disponibile al pubblico nel maggio 2025, avrebbe superato i 2,5 miliardi di dollari di ricavi annualizzati.
A rafforzare la tesi del sorpasso c’è anche un dato di adozione. Secondo il Ramp AI Index, basato sulle transazioni di oltre 50.000 imprese americane clienti della piattaforma, Anthropic ha superato OpenAI per la prima volta nell’adozione business: 34,4% delle aziende rilevate contro il 32,3% di OpenAI. Si tratta di pagamenti aziendali osservati sulla propria piattaforma, non di una fotografia completa dell’intero mercato, ma il dato resta significativo perché misura spesa reale, non semplici dichiarazioni di utilizzo.
Il vantaggio di Anthropic nasce da una strategia diversa da quella di OpenAI. Mentre ChatGPT ha costruito un brand consumer globale, Anthropic ha puntato con più decisione su sviluppatori, imprese e workflow professionali. L’80% dei ricavi di Anthropic proviene da clienti enterprise e che la società contava oltre 300.000 clienti business ed enterprise. Questo modello rende la crescita meno dipendente dalla viralità consumer e più legata a contratti, integrazioni e spesa ricorrente.
Ma la valutazione vicina al trilione non racconta solo una domanda: racconta anche un costo. Le società che sviluppano modelli frontier hanno bisogno di quantità enormi di calcolo, chip, energia, data center e accordi cloud. Il punto critico è proprio questo: l’AI generativa sta diventando una gara di capitale fisico oltre che di software. I modelli frontier richiedono spese continue per addestramento, inferenza e nuove generazioni di modelli. La domanda è reale, ma la questione decisiva resta se i margini riusciranno a tenere il passo con i costi crescenti del calcolo.
Per questoil possibile sorpasso di Anthropic non equivale automaticamente a una vittoria definitiva. Il mercato dell’AI aziendale è estremamente dinamico. Inoltre, OpenAI mantiene una forza enorme sul mercato consumer. La notizia, dunque, non è solo che Anthropic potrebbe valere più di OpenAI. È che gli investitori sembrano ricalibrare la domanda fondamentale: non quale chatbot è più famoso, ma quale piattaforma AI diventerà indispensabile dentro le aziende.
Se la valutazione da 950 miliardi verrà confermata, sarà il riconoscimento di una scommessa precisa: il prossimo grande mercato dell’intelligenza artificiale non sarà soltanto la conversazione con un assistente, ma l’automazione profonda del lavoro quotidiano.
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