Arriva “Are we there yet”, la serie di Meta interamente dedicata al metaverso

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28 Luglio 2022
Il tempo di un caffè

Meta lancia “Are we there yet”, una serie per spiegare che cosa sia il metaverso. L’attrice Keke Palmer intervista esperti in materia: online la prima puntata.

Now, in the future or never? Sì, nel metaverso possiamo già ricostruire il Titanic, navigare vicino a un iceberg e gridargli «Not this time, sucker!». Ma neanche qui, purtroppo, potremo dividere i numeri per zero. «We can break physics in the metaverse but we can’t break math» spiega Vishal Shah, vicepresidente della divisone Metaverse, seduto sul sedile passeggero di una decapottabile in un road trip su uno sfondo vagamente vaporwave. Alla guida, invece, c’è una carismatica Keke Palmer, che scarrozza Vishal qua e là fra città e panorami virtuali.

ARE WE THERE YET?

È solo il primo episodio di Are we there yet?, una serie lanciata da Meta per spiegare, in poche parole, che cosa sia il metaverso. Senza troppi tecnicismi, Shah spiega quali siano le opportunità, le esperienze di simulazioni e il perimetro di questa nuova frontiera. Un perimetro illimitato, a dirla tutta, visto che con la piattaforma Horizon Worlds si possono già creare innumerevoli dimensioni, che siano club di stand-up comedy bar, templi in montagna dove gli avatar si riuniscono per fare meditazione collettiva o case fantasma per vivere esperienze horror.

Come nella prima, in ogni puntata Keke Palmer intervista diversi esperti (a cominciare proprio da Vishal Shah) che spiegano come funzioni questa nuova realtà. L’obiettivo è di rendere comprensibile a tutti gli sviluppi del metaverso, con un taglio semplice e immediato. Parola d’ordine appunto “semplicità”, tant’è che l’unica cosa complessa sono gli sfondi e le animazioni bizzarre attorno a Keke e i suoi passeggeri.

Sarà una serie a tutti gli effetti: ci saranno diverse stagioni, ma nella prima di Are we there yet? vedremo anche il digital experience creator Don Allen e lo studio olandese di scultori in virtual reality Yonk. Tutti gli episodi saranno caricati su YouTube, Facebook e Instagram e saranno ovviamente accessibili.

PERCHÉ UNA SERIE?

Il metaverso si sviluppa a ritmi più veloci di quanto si possano spiegare. Per Meta il problema non è solo di portarlo avanti, ma anche di non perdere il contatto con le persone – cioè i futuri utenti. Per questo la big tech californiana ha realizzato Are we there yet?, una serie per rendere accessibile a tutti il funzionamento della sua realtà simulata. D’altronde c’è veramente bisogno di spiegare: uno studio di Sensemakers condotto in Italia aveva rivelato che solo il 25% degli intervistati sapeva dare una spiegazione esaustiva del metaverso.  

Uno dei grossi problemi dell’innovazione tecnologica è quello di farsi capire alle persone. Tanto più si va avanti, tanto più si rischia di perdere qualcuno per strada – chissà a che velocità viaggia la decapottabile di Keke!

Che poi, nel caso di Meta, se il pubblico non capisce si rischia anche di perdere degli utenti. E allora, oltre alla ricerca e al lavoro strettamente tecnico, ci vuole anche un lavoro di storytelling e divulgazione.

A questo serve Are we there yet? Ma il motivo per cui we’re not there yet è che le persone, spesso, non capiscono di che cosa stiamo parlando quando si dice “metaverso”. Certo, l’innovazione va portata avanti, ma occorre anche spiegarla per darle un senso (e pure noi della Gazzetta ci stiamo lavorando).

Ci leggiamo presto!

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Da anni scrivo per giornali online, anche se l'esperienza più intensa è stata con un cartaceo. Un giorno, accidentalmente, sono entrato nel mondo della pubblicità - pensavo fosse un caso, ma poi ho scoperto che anche qui c'è tanto da scrivere.