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Il mercato nero in Cina per l’accesso a ChatGPT

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20 Marzo 2023
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OpenAI non ha reso disponibile il suo chatbot in territorio cinese e per questo motivo si sono sviluppati diversi metodi alternativi o versioni non originali per accedere al servizio anche dalla Cina

OpenAI, l’azienda americana che ha lanciato il chatbot basato sull’intelligenza artificiale più chiacchierato degli ultimi tempi ChatGPT, ha scelto di non rendere disponibile il suo software in territorio cinese. Questa scelta impedirebbe ai cittadini cinesi di accedervi. La curiosità, però, ha fatto sì che si creassero, invece, metodi alternativi per usufruire del chatbot.

Una studentessa dell’Università di Pechino ha rivelato di essere venuta a conoscenza di ChatGPT tramite la piattaforma social Weibo. Alcuni video mostravano degli studenti americani che scrivevano delle relazioni utilizzando la tecnologia di ChatGPT. 

Impaziente di provare a fare lo stesso, ma consapevole che il software di OpenAI non fosse disponibile in Cina, la studentessa si è rivolta alla piattaforma commerce più grande del paese Taobao

Sim virtuali estere su Taobao

Sembra che questo ecommerce sia la principale sede virtuale del mercato nero di accessi a ChatGPT. Già a inizio febbraio, infatti, più di 600 store presenti sulla piattaforma avevano in vendita delle sim virtuali estere che permettono di ricevere codici di verifica e di conseguenza accedere al servizio anche per gli abitanti della Cina. Si parla di migliaia e migliaia di vendite di questi sistemi, con prezzi che variano da 0,17$ a 4.28$ circa. 

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Ecommerce Taobao. Credit: Vulcanpost.com

Il metodo WeChat

Non si tratta, però, dell’unico metodo per accedere a ChatGPT.

Sull’app di messaggistica WeChat, ad esempio, sono presenti moltissime imitazioni del chatbot di OpenAI sottoforma di mini programmi in-app come “ChatGPT Online”. Questi sistemi forniscono agli utenti una serie limitata di domande da porre al software gratuitamente per poi proporre una versione a pagamento che varia in base al tempo passato sulla piattaforma.

Si tratta principalmente di intermediari, che comunicano con la versione originale di ChatGPT e riportano le risposte ottenute agli utenti che non possono accedervi. 

L’intervento delle autorità cinesi

È un trend in crescita, dimostrato anche dal fatto che una delle ricerche più effettuate nelle ultime settimane su Baidu, il motore di ricerca più utilizzato in Cina, è “Come usare ChatGPT in Cina?”. 

L’intervento per fermare il mercato nero di ChatGPT non ha tardato ad arrivare, e già nelle ultime settimane di febbraio, secondo quanto riportato da Wired, le keywords “ChatGPT” e “OpenAI” su TaoBao erano state bandite. Su WeChat, invece, i sistemi sopra descritti come “ChatGPT Online” hanno cambiato nome senza includere riferimenti a OpenAI e il suo chatbot. 

Se non altro questi dati forniscono importanti informazioni per le tech company che stanno sviluppando sistemi simili a ChatGPT, confermando che il mercato cinese è pronto ad accoglierli. Non si può dire lo stesso per le autorità cinesi, che impongono un severo controllo su tutto ciò che circola online nel paese.

Se già le piattaforme social utilizzano una serie di algoritmi e moderatori per monitorare ed eventualmente rimuovere ciò che viene postato, sarebbe quindi necessario effettuare un costante monitoraggio dell’output prodotto dai chatbot in combinazione con il divieto di utilizzo di alcune keyword. Tuttavia, la natura dei chatbot, il cui output non può essere sempre anticipato o controllato, lascia supporre che nevitabilmente le aziende si imbatteranno in alcuni problemi con le autorità o col governo cinese. Un rischio da mettere in conto per le società che hanno intenzione di proporre i loro software sul territorio cinese, e forse il motivo per il quale OpenAI ha preso la decisione di non rendere il suo ChatGPT disponibile in Cina.

Le alternative locali

In territorio cinese non è ancora stata presentata una valida alternativa l’americano ChatGPT, ma già molte aziende locali ci stanno lavorando. Prima tra tutte Baidu col suo Ernie bot che dovrebbe essere in fase di test interno e che sarà eventualmente integrato nel motore di ricerca, un po’ come Microsoft con Bing.

Dopo l’annuncio di Baidu, altre società come Tencent, iFlyTech e Alibaba hanno annunciato di lavorare su chatbot basati sull’AI, forti anche delle dichiarazioni del governo cinese che ha promesso di sostenere le migliori aziende nazionali per l’ideazione di modelli concorrenti a ChatGPT

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Gazzetta PRO