OpenAI si prepara a portare la pubblicità all’interno delle risposte di ChatGPT e, secondo diverse indiscrezioni, lo farà con una soglia di accesso tutt’altro che modesta. Le aziende interessate a comparire nella fase iniziale del lancio dovranno infatti impegnarsi con una spesa minima di almeno 200 mila dollari, versata in anticipo, per essere prese in considerazione.
L’annuncio di OpenAI arriva a poche settimane dalla conferma ufficiale di un test beta sugli annunci integrati nelle risposte di ChatGPT. L’azienda ha già mostrato alcuni esempi dei formati pubblicitari previsti: in base alla domanda dell’utente, l’AI potrebbe inserire contenuti sponsorizzati in fondo alla risposta, suggerendo prodotti, servizi o soluzioni pertinenti. Una ricerca su ricette messicane, per esempio, potrebbe includere la promozione di un brand alimentare; una richiesta di viaggio potrebbe invece mostrare annunci legati a hotel o alloggi nella destinazione scelta.

Resta però aperta la questione centrale: questi annunci funzioneranno davvero? Da un lato, la presenza di un brand all’interno di ChatGPT rappresenta un’opportunità interessante, soprattutto considerando l’aumento costante delle query di ricerca che passano direttamente dall’interfaccia dell’AI, bypassando i motori tradizionali. Inoltre, alcuni studi indicano che il traffico referral proveniente da ChatGPT tende a convertire meglio della media, grazie a richieste più specifiche e a utenti più consapevoli.
Dall’altro lato, l’efficacia reale delle promozioni resta incerta. La natura stessa delle risposte generate dall’AI è variabile: a domande simili possono corrispondere output diversi, come ha dimostrato anche Rand Fishkin, cofondatore di SparkToro, in una serie di test recenti. Questo rende difficile valutare il reale valore della “presenza” di un brand nelle risposte di ChatGPT, perché una citazione oggi non garantisce visibilità domani.
C’è poi una distinzione fondamentale tra essere menzionati direttamente nel testo della risposta e comparire in uno spazio pubblicitario separato. Nel primo caso, il valore percepito dall’utente è probabilmente più alto; nel secondo, il rischio è che l’annuncio venga ignorato, replicando dinamiche già viste con Google Ads, dove molti utenti tendono a saltare i risultati sponsorizzati per affidarsi a quelli organici.
Un altro nodo riguarda l’impatto sulla qualità del traffico. Oggi i referral da ChatGPT mostrano tassi di conversione elevati proprio perché nascono da conversazioni che affinano progressivamente l’intento dell’utente. L’introduzione di annunci a pagamento potrebbe interrompere questo meccanismo, riducendo la precisione delle risposte e, di conseguenza, la qualità dei clic generati.

Nonostante questi dubbi, per OpenAI la pubblicità rappresenta una tappa quasi obbligata. L’azienda ha dichiarato investimenti futuri dell’ordine di miliardi, se non trilioni, di dollari per sostenere lo sviluppo delle proprie infrastrutture e dei modelli di intelligenza artificiale. A fronte di queste cifre, la previsione di 20 miliardi di dollari di ricavi per il 2025 appare ancora insufficiente a garantire la sostenibilità del business nel lungo periodo.
La vera domanda, quindi, non è solo se gli annunci su ChatGPT funzioneranno per i brand, ma se basteranno a sostenere le ambizioni economiche di OpenAI. Con l’entusiasmo iniziale per l’AI che inizia a stabilizzarsi, la pressione sui modelli di business delle grandi piattaforme è destinata ad aumentare. E per OpenAI, più che per altri attori del settore, la sfida sarà dimostrare che l’intelligenza artificiale può essere non solo rivoluzionaria, ma anche economicamente sostenibile.
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