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ronaldo nike airport

Adv History: Nike, il Brasile e un aeroporto per uno degli spot calcistici più famosi di sempre

Tempo di lettura: 3 minuti

Parte la nostra rubrica #AdvHistory, che vi racconterà le campagne pubblicitarie che hanno fatto la storia. Cominciamo con Nike Airport, che accompagnò il Brasile (e gli appassionati di calcio) ai Mondiali del 1998. 

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É estate: i Mondiali di Francia ‘98 (sponsorizzati Adidas) si avvicinano e alcuni dei più grandi campioni del calcio (vestiti Nike) aspettano un aereo: questa è la semplice situazione di partenza di Nike Airport, uno degli spot più famosi della storia dello sport, realizzato dall’agenzia Wieden+Kennedy. Nella noia dell’aeroporto di Rio però, spunta un pallone e campioni come Ronaldo (quello dell’Inter), Rivaldo, Leonardo e Roberto Carlos si divertono come bambini, inseguiti dalla sicurezza. 

Lo spot della Campagna “Nike Airport” del 1998

Come è nato tutto questo? Dopo la campagna “Good vs Evils” (1996), il team di John Boiler e Glenn Cole voleva realizzare per Nike qualcosa di diverso dall’immaginario epico del calcio: un Mondiale colonizzato dalla presenza dei concorrenti (l’Adidas) si avvicinava e una Nazionale piena di stelle a contratto Nike si preparava a quella che doveva essere una vittoria finale. Non una Nazionale qualsiasi: il Brasile, che nel DNA del suo calcio ha sempre avuto delle caratteristiche che vanno a braccetto con il senso dello spettacolo: un gioco divertente, divertito, fatto di numeri e velocità, giocato da uomini “normali” che fanno cose straordinarie e che se te li trovi contro, rischiano di farti girare un po’ la testa. Ecco quindi che si passa dalla lotta contro i mostri in uno stadio/arena, ad una comune attesa al gate, da far diventare interessante. 

La realizzazione di Nike Airport, venne affidata a John Woo: un regista di cinema capace di fondere quanto basta l’azione hollywoodiana con i movimenti del kung-fu asiatico. Qualche anno dopo lo spot, dichiarò: “Volevo produrre uno spot che mostrasse energia in maniera naturale, l’idea era quella di far superare ostacoli ai giocatori, facendoli giocare semplicemente a calcio”. Ecco quindi che il pallone Nike schizza tra i piedi di fenomeni veri, che schivano la sicurezza, entrano nei tunnel e dribblano gli altri viaggiatori come se giocassero una partitella tra amici, con tocchi veloci e numeri da circo: praticamente quella che è una scazzottata di un film di arti marziali, tradotta in un linguaggio sportivo. Tutto questo con la classica apparizione di Eric Cantona, che nel 1998 aveva già rinunciato alla carriera sportiva per “continuare” quella di uomo di spettacolo.

l’apparizione di Eric Cantona in Nike Airport

Girare lo spot, però, non fu una passeggiata: a partire dal clima particolarmente ostile. Una temperatura media di 45 gradi sull’asfalto della pista dell’aeroporto di Rio de Janeiro fu un problema per gli attori (i calciatori e alcuni aeroportuali utilizzati come comparse) e per le macchine da presa, che più volte rischiarono di fondersi. L’altro problema non da poco fu il fatto di riuscire a riservare alle riprese un’ala di un aeroporto internazionale per ospiti indesiderati. Molto più semplice fu la gestione dei giocatori, per la quale l’improvvisazione giocò un ruolo fondamentale: come ad esempio il palo finale di Ronaldo, che non era previsto. A questo proposito, è il regista stesso a raccontare che “Dopo la prima volta, venne nuovamente chiesto a Ronaldo di colpire il palo. Lo fece diverse volte e ci divertimmo a filmare fino a quando lo mancò”. 

L’ultimo pezzo del puzzle fu la musica: la scelta di “Mas que nada” nella versione di Sergio Mendes non fu così scontata come può sembrare. Dopo diverse proposte, la colonna sonora doveva essere Song 2” dei Blur, sia per la sua energia che per la sua popolarità. All’ultimo momento, venne proposta Mas Que Nada: un brano già vecchio di 30 anni, ma che dava quel tocco “brasiliano”, “fluido” e meno ansioso che dava un taglio più definito al filmato.

La fama di Nike Airport andò ben oltre all’effettivo risultato del Brasile ai Mondiali di Francia ‘98, vinti dai padroni di casa: tutti gli adolescenti dell’epoca (che adesso hanno circa 30 anni), smisero di vedere i paletti e le transenne nella stessa maniera. Tuttora, sognano di veder sbucare da qualche parte un pallone da calcio, ogni volta che aspettano un aereo.

Nike Airport resterà nella storia per tutti i messaggi che sembrano emergere: “Un pallone Nike è è tutto ciò di cui hai bisogno per uscire dalla noia”, “Il Brasile è felice, è forte e si diverte, anche grazie a Nike”. Soprattutto: “I giocatori del Brasile sono fortissimi, ma sono umani come te. Anche loro aspettano gli aerei come te, si divertono e qualche volta prendono il palo. Se vesti Nike, puoi diventare come loro”. Non preoccupatevi: è più che normale canticchiare “Mas Que Nada” quando giocate a calcio con i vostri amici. Cercate però, di non farvi inseguire dalla Polizia. 

Ci leggiamo presto. 

Marco Pighizzini

p.marco@lagazzettadelpubblicitario.it

Mi piace la pubblicità perché è un'indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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