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Apple Pro
A cura di Ida Giannattasio

Nasce “Apple Studio”. Il naming “Pro” sta perdendo il suo appeal?

Negli ultimi anni tutti i big player del settore tech non hanno fatto altro che affibbiare l’etichetta “Pro” ai prodotti di gamma più elaborati, facendo difatti perdere il senso vero al termine e rendendolo confuso e poco chiaro. Lo scorso 8 marzo, durante l’evento Peek Performance di Apple però, l’azienda di Cupertino ha rimescolato le carte in tavola, introducendo “Mac Studio”: sarà questo il naming designato a sostituire l’ormai svalutato appellativo “Pro”?

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Cos’è “Studio”?

Sono passati un po’ di anni da quando Apple ha lanciato una gamma di monitor progettati specificamente per Mac, sia per Mac Mini che da collegare al MacBook per espanderne il desktop.

Nel corso del tempo però quell’offerta è diminuita sempre di più fino a interrompersi nel 2016; Apple ci ha riprovato poi nel 2019 con il rilascio dei più costosi Pro Display XDR, ma senza grossi successi.

Image Credits: Apple

L’8 marzo 2022, Cupertino ha svelato Mac Studio e Studio Display. Due terminali che si rivolgono chiaramente ai professionisti: musicisti, artisti 3D e sviluppatori sono i protagonisti della presentazione. In fondo si tratta dello stesso target di riferimento a cui per anni Apple ha voluto vendere i suoi amati MacBook Pro.

Mac Studio è il chiaro successore dell’iMac Pro: entrambi i computer sono alimentati da CPU notevoli e vengono forniti di serie con 10 Gb Ethernet e porte Thunderbolt e USB.

Ad affiancare la potenza del Mac, Studio Display è il monitor ideale che nasce per esprimere al massimo la forza delle immagini e del suono come mai prima d’ora.

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Una nuova era “Pro”

Quando la parola “Pro” ha iniziato a perdere il suo impatto semantico a causa di un uso eccessivo del termine, Apple ha provato a sostituire quello che era ormai un concetto che stava pian piano allontanandosi dall’idea che l’azienda ha sempre voluto trasmettere con la sua gamma di prodotti per professionisti.

Nel corso degli anni, l’azienda statunitense ha creduto fermamente al potenziamento della classe creativa, supportandola con con i suoi prodotti e “Studio”, come naming, non poteva che rendere l’idea della mission di questi stessi prodotti: che sia uno studio musicale, fotografico o uno studio di progettazione, Apple è pronta a fornire gli strumenti più adatti per ogni esigenza con il massimo delle potenzilità che ha a disposizione.

Welcome to the Apple Club

Bisogna inoltre ricordare che Apple ha costruito il suo impero sfruttando il concetto di esclusività: Apple è “un club di cui vuoi far parte” e l’idea di acquisto di un prodotto chiamato “Studio” si innesta nell’ottica di entrare a far parte di questo club dei creatori.

Si tratta quindi solo di un’ulteriore leva di marketing?

Sebbene abbia il processore più potente di Apple fino ad oggi, gli esperti del settore non sono del tutto d’accordo che si tratti di uno strumento indispensabile capace di esaudire tutti i desideri dei creator.

D’altra parte, invece, la gamma Studio, potrebbe convincere liberi professionisti o piccoli studi di settore per via del prezzo dignitosamente abbordabile.

Image Credits: Apple

Sulla scia di “Pro”

Se dunque la parola “Studio” viene introdotta per evocare il concetto di una serie di prodotti fatti per appartenere a uno studio creativo, chi esclude che tra qualche anno non faccia la stessa fine del concetto “Pro” perdendo di significato?

Abbiamo giá ha alcuni prodotti decisamente di consumo che hanno un uso “libero” della parola “Studio”, per esempio nella gamma Beats.

Apple afferma inoltre che è già da alcuni anni che i microfoni del MacBook Pro sono “da studio” quindi, in realtà, lo studio-grade ha lo scopo di evocare un sentimento piuttosto che descrivere la qualità effettiva di qualcosa. 

Ci chiederemo dunque quando uscirà l’iPhone Studio e se i competitor si adegueranno a questa idea di proporre strumenti più adeguati e a una società sempre più “creativa”.

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

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Ida Giannattasio

ida@lagazzettadelpubblicitario.it

La comunicazione e il marketing sono sempre stati il mio pane quotidiano. Ex visual merchandiser e manager nel settore fashion e retail, ho deciso di trasferirmi in Portogallo per imparare a surfare. Vivo a Lisbona da tre anni e non ho ancora imparato a cavalcare le onde, ma sono diventata esperta di digital marketing. Scrivo da analista ma anche da consumatore. Mi piacciono le cose bizzarre, controcorrente e originali.

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