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Chi ha inventato Babbo Natale? Una storia di tradizione e pubblicità

Tempo di lettura: 5 minuti

Dal culto religioso di San Nicola di Bari, passando per il culto pagano di Odino ed infine la “consacrazione” a simbolo universale del Natale grazie a Coca Cola, la figura di Babbo Natale è tutt’oggi un mistero che merita di essere esplorato. Presi dallo spirito festivo, oggi andiamo ad esplorare la figura di questo omone barbuto che, ogni anno, porta doni e felicità a centinaia di migliaia di famiglie in tutto il mondo.

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L’ORIGINE DI BABBO NATALE

La moderna figura di Babbo Natale, sebbene profondamente rinnovata e modificata nel corso degli anni, ha origini antichissime. Il primo “Babbo Natale” della storia fu certamente San Nicola di Myra, o di Bari, un antichissimo vescovo greco nato nei pressi di Mira, nell’attuale Turchia, e vissuto tra la fine del III Secolo e la prima metà del IV Secolo d.C.

La tradizione cristiana ricorda con grande affetto il Santo, per via delle sue numerose opere benevole perlopiù rivolte a bambini. Sembra infatti che, nel corso di una delle sue tante peregrinazioni, salvò tre bambini greci dalla schiavitù di un temibile oste che li teneva segregati ma la Chiesa ammette la possibilità che il Santo fu addirittura in grado di resuscitarli. Per via della sua estrema riservatezza, San Nicola era solito regalare delle monete preziose alle famiglie più povere delle città che visitava, lasciandole cadere all’interno dei comignoli delle abitazioni, un gesto che ancora oggi è strettamente legato al culto di Babbo Natale.

San Nicola

Il culto di San Nicola si spinge ben oltre la sua terra d’origine: è infatti il Santo Patrono della città di Bari, luogo della sua sepoltura, ed è molto caro ai cristiani protestanti del Nord Europa, in particolare in Olanda. Da quelle parti San Nicola è noto come Sinterklaas, una sorta di crasi di Saint Nicolaas. Vi ricorda qualcosa?

Nel nome olandese, ma più in generale nordeuropeo, del Santo è possibile ritrovare l’origine di Santa Claus, che negli USA e nel Regno Unito è utilizzato per indicare Babbo Natale. Secondo gli archivi di un quotidiano newyorkese, sembra che a partire dal lontano 1773 alcune famiglie di origine olandese, che già da più di un secolo si erano stabilite lungo le rive del fiume Hudson, iniziarono a radunarsi, intorno al 6 di dicembre, per celebrare il culto di San Nicola. Nel giro di pochi anni la tradizione di Santa Claus si espanse in tutti gli Stati Uniti, raggiungendo il culmine nel 1809, quando lo storico Washington Irving lo indicò come Santo protettore della città nel suo libro “History of New York”.

La tradizione di Santa Claus, da lì in poi, si espanse fortemente in tutto il Paese e, più in generale, in tutto il mondo, con la fondazione della Salvation Army e le prime grandi parate di Natale a partire dagli anni ‘20 del diciannovesimo secolo fuori dai primi grandi centri commerciali statunitensi. Nasce così la figura pubblicitaria di Babbo Natale, seppur conservando i tratti caratteristici del culto cristiano di San Nicola. Un fatto curioso? San Nicola è il santo che vanta il maggior numero di patronati in Italia, essendo appunto il protettore di ben 247 comuni della Penisola.

BABBO NATALE: VERDE O ROSSO?

Due differenti raffigurazioni di Babbo Natale

Spesso capita di imbattersi in vecchie illustrazioni in cui Babbo Natale appare vestito di verde, anziché con il consueto abito rosso. Da sempre San Nicola è raffigurato, secondo la tradizione cristiana, come un uomo alto, con una lunga barba bianca ed un vistoso abito rosso, senza escludere la mitra, il copricapo tipico dei vescovi. E’ evidente, quindi, che il rosso fosse associato al Santo già ben prima che nel mondo si stabilisse il culto di Babbo Natale. Perché il verde, quindi?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, a dire il vero di almeno un millennio. Nel 789 alcune navi provenienti dalla Norvegia approdarono sulle coste inglesi, perlopiù con l’intento di razziare i villaggi vicini per poi ritornare in patria. Dopo qualche tempo alcuni di questi conquistatori vichinghi si stabilirono nell’odierna Inghilterra, mescolandosi con la popolazione locale, per poi introdurre le proprie tradizioni tra i locali.

Secondo la tradizione vichinga, verso la fine del mese di dicembre, il dio Odino era solito trasformarsi in Jul, nome che in Norvegia ancora oggi viene utilizzato per indicare il periodo delle vacanze natalizie, ed aggirarsi nei villaggi più poveri per portare doni e monete. La presenza di Jul preannunciava la primavera, creando conforto tra gli abitanti durante i lunghi e difficili mesi invernali. Pare che questa misteriosa divinità si travestisse di blu o più probabilmente di verde, come evidente richiamo alla primavera, e questo, mescolato alla cultura anglosassone di Santa Claus, spiegherebbe come mai capita di imbattersi in un Babbo Natale vestito di verde.

Verde e rosso non sono gli unici colori che contraddistinguono il culto di San Nicola: spesso, nelle regioni alpine tra l’Italia e l’Austria, il santo appare vestito di bianco e accompagnato dai temibili Krampus, bestie dall’origine presumibilmente satanica che rapirebbero i bambini cattivi dei villaggi alpini. Un incubo, insomma.

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BABBO NATALE: IL RUOLO DI COCA COLA

L’illustrazione originale del 1931 a cura di Haddon Sundblom

Per molto tempo abbiamo tutti creduto che il merito dell’invenzione di Babbo Natale fosse tutto di Coca Cola. Niente di più sbagliato. Anche l’azienda stessa, sul proprio sito ufficiale, smentisce questa tesi e chiarisce il ruolo, fondamentale, che ebbe nell’affermazione della tradizione di Babbo Natale in tutto il mondo.

Prima degli anni ‘30 del secolo scorso, Babbo Natale era raffigurato in una miriade di modi: alto, baso, con la barba, senza la barba, vestito di rosso, vestito di verde oppure con le sembianze di un elfo. Chi più ne ha più ne metta.

Thomas Nast, fumettista statunitense di origini tedesche, è universalmente riconosciuto come il primo illustratore che disegnò Babbo Natale vestito di rosso, verso la fine dell’800. Coca Cola contribuì, con le sue rivoluzionarie campagne pubblicitarie, a rendere famoso Babbo Natale in tutto il mondo, rigorosamente vestito di rosso.

Coca Cola affidò al fumettista Haddon Sundblom la creazione di una campagna pubblicitaria natalizia nel dicembre del 1931. L’illustratore ebbe, per la prima volta, l’idea di sfruttare l’immagine di Babbo Natale ridisegnandolo per adattarlo all’immagine dell’azienda, sfruttando i classici colori rosso e bianco che caratterizzano le lattine della bevanda gassata. Secondo alcune indiscrezioni, pare che Sundblom disegnò Babbo Natale a sua immagine e somiglianza: l’autoritratto più famoso al mondo?

La campagna ebbe un successo incredibile e, come previsto, contribuì ad esportare il culto di Santa Claus in tutto il mondo. A partire da quell’anno in poi, non esiste Natale senza uno spot Coca Cola, di cui vi abbiamo parlato in un articolo precedente, e naturalmente senza Babbo Natale, divenuto negli anni un vero e proprio “testimonial” della compagnia. Sundblom continuò a disegnare campagne natalizie per Coca Cola per oltre 30 anni, fino al 1964, restituendoci una miriade di immagini che ancora oggi vengono utilizzate dai creativi dell’azienda.

L’ossessione, se così si può definire, di Coca Cola per Babbo Natale non si ferma alle campagne pubblicitarie. L’uomo barbuto durante il periodo natalizio “atterra” con la sua magica slitta sulle confezioni dei prodotti dell’azienda, per portare un po’ di spirito natalizio nelle case di ognuno di noi.

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San Nicola, Santa Claus o Babbo Natale, chiamatelo come più preferite, ogni anno viaggia per tutto il mondo con la sua slitta per donare a tutti gioia e serenità durante le feste natalizie. Questa curiosa storia ci dimostra come un’azienda dalla grandissima forza commerciale e pubblicitaria, naturalmente abile nello sfruttare gli strumenti e le capacità a disposizione, impegnandosi a fondo potrebbe piegare e manipolare l’immagine di un qualcosa di così grande come il culto di un santo o una tradizione millenaria, legandola a doppio filo al proprio brand. Straordinario!

Ci leggiamo presto!

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Federico Peverelli

federico@lagazzettadelpubblicitario.it

Ciao! Sono Federico. Sono rapito da qualsiasi cosa possa essere commentata, ma il mondo della pubblicità mi ha sempre affascinato più di qualsiasi altra cosa. Ah! Sono perennemente in ritardo, ma sulle notizie prometto che sarò sempre puntuale.

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