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Clubhouse

Che fine ha fatto Clubhouse? Ecco, a 5 mesi dal boom, come sta evolvendo

Tempo di lettura: 5 minuti

Avevamo già avuto modo di parlare di Clubhouse, il social voice only che all’inizio di quest’anno, aveva riscosso un notevole successo registrando, solo nel mese di Febbraio, 9,6 milioni di download dell’applicazione.  Ma a distanza di cinque mesi, che fine ha fatto Clubhouse? Nell’articolo di oggi guidiamo tra gli ultimi sviluppi della piattaforma.

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Lanciato nel 2020 dalla Alpha Exploration Co., il nuovo social aveva accompagnato le lunghe giornate del secondo lockdown di milioni di persone, impegnandole a partecipare alle varie room programmate ora dopo ora, come fossero in un grande villaggio turistico virtuale.   

Da una prima analisi, il successo dell’applicazione sembrava essere fondato essenzialmente su tre fattori: l’esclusività, perché si poteva accedere solo su invito e solo se si aveva un iPhone; l’abolizione della “dittatura dell’immagine” e la varietà dei contenuti.

“Il nostro scopo era costruire un’esperienza social che venisse percepita come più umana, dove ci si riunisce con altre persone per parlare” avevano raccontato i due creatori  Paul Davison e Rohan Seth, durante una delle Townhall organizzate periodicamente per confrontarsi con gli utenti.

In Clubhouse ogni stanza ha il suo tema: giornalismo, comunicazione, marketing, ma anche serie tv, programmi di punta, temi di attualità… Ogni spunto è buono per costruire un dibattito e per conoscere gente.

Oggi, però, secondo un rapporto del SensorTower, che osserva periodicamente l’andamento delle applicazioni, i quasi 10 milioni di download a febbraio si sono scontrati con i meno di 3 milioni a marzo, fino ai 922 mila ad aprile. Un crollo del 70% in un solo mese a dimostrazione del fatto che alle volte i punti di forza possono diventare delle debolezze.

L’approdo ritardato sui dispositivi Android, ha infatti limitato di molto il numero dei download. In unione a ciò, indubbiamente la fine delle restrizioni in tanti paesi sviluppati e digitalizzati ha lasciato sempre meno tempo libero agli utenti, riducendo drasticamente il numero delle room e degli argomenti trattati.

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Cavalcare l’onda del successo dei podcast non è servito dopo il “liberi tutti”: il limite del formato audio poteva infatti andare bene durante un periodo come quello dell’isolamento forzato, ma il lusso di seguire in diretta tutto il giorno le numerose room di Clubhouse, seppure interessanti, è diventato utopico dal momento in cui gli utenti hanno dovuto ritornare alla “vita normale”.

Il lancio su Android e l’arrivo di Backchannel

Visto che le aspettative createsi attorno al “social del futuro” sono state disattese nel giro di pochi mesi, gli sviluppatori hanno cercato di accelerare i tempi per il lancio dell’applicazione su Android sperando di ottemperare al problema del calo continuo del download: dal momento dell’upgrade si sono aggiunti 10 milioni di utenti in più nel giro di pochissimo tempo.

Il focus si è poi spostato sul problema dell’interazione, basato esclusivamente sulla voce che limitava l’interazione da parte degli users.

A luglio è stato implementato Backchannel, un sistema di chat interno all’app che permette di discutere nelle stanze in tempo reale.

Mantenere alta la qualità dei contenuti e dell’esperienza nelle room resta comunque la mission dei creatori che, nell’ultima townhall hanno dichiarato più volte di voler attuare una serie di implementazioni che permetteranno di monitorare l’andamento delle stanze e dei club, inserendo possibilmente uno strumento di analisi interno delle prestazioni.

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Monetizzare con Clubhouse

C’è da dire che il successo di Clubhouse, come già ha detto, è stato in parte merito dei creator, ovvero quegli utenti che realizzano contenuti e rendono interessante il social. 

Qualche mese fa la compagnia aveva lanciato il programma Creator First per supportare tecnicamente e creativamente gli utenti così da avere sempre più format originali e coinvolgenti.

Questo programma ha permesso a molti utenti di ricevere fondi per supportare lo sviluppo del format: i creators avranno inoltre l’opportunità di avere visibilità per le future monetizzazioni, ma attualmente non è ancora prevista una vera e propria strategia di  “retention” nonostante un primo tentativo di fan funding nato per dare la possibilità agli utenti di effettuare donazioni direttamente ai creator più apprezzati e basato su un principio di Clubhouse Payments simile a quello di Facebook.

Tra le possibilità di monetizzazione c’è la quella inoltre di creare room a pagamento, con degli abbonamenti per Club; possibilità remote e quasi per nulla appoggiate dalla community. 

Nel frattempo però, nonostante non esista ancora un programma di monetizzazione diretto, dal boom di Clubhouse abbiamo assistito a diversi tentativi, da parte dei brand e non solo, di sfruttare la piattaforma per fare advertising, cercando di coinvolgere i propri influencer e creando room a tema per pubblicizzare e promuovere la brand identity.

La strategia è quella di realizzazione di contenuti creando room brandizzate che girano attorno all’azienda.

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È il caso di  Ikea, per esempio, che qualche mese fa, aveva creato per il mercato italiano, una intera  casa virtuale divisa in “room” gestite da diverse personalità apprezzate dei social: Luca Mazzuchelli nella living room, Gnambox in cucina all’ora di pranzo e Stefano Guerrera in camera da letto.

Proporsi come ambassador di un brand su Clubhouse diventa quindi un modo per monetizzare la propria presenza nell’attesa di futuri eventuali sviluppi.

Greenroom vs Clubhouse: nasce il social solo voce di Spotify

Il grande successo del format di Clubhouse ha acceso la miccia per la nascita di social basati sulla voce: nel giugno del 2021 Spotify ha lanciato Greenroom, un social integrato che permette di tenere in contatto i creator con il pubblico.

Greenroom è basato sulle stesse logiche di Clubhouse, con il plus però, di poter esprimere il proprio parere positivo attraverso l’uso delle “gemme”, (simili ai like di Facebook) influenzando il successo delle room o degli speaker.

Le gemme vengono usate inoltre per permettere a Spotify di retribuire i creator sulla base della quantità di ascoltatori presenti durante la room, del successo ottenuto e della fanbase.

Greenroom, quindi, sta cercando di capitalizzare le debolezze emerse nel sistema Clubhouse diventando il diretto rivale dell’app di Paul & Rohan. 

C’è da dire che la maturità di un’azienda come Spotify ha permesso di proporre un prodotto che, rispetto alla startup, gestisce tutte le obiezioni e le possibili problematiche che negli ultimi mesi Clubhouse si è trovato ad affrontare più volte. 

Nell’attesa di nuovi sviluppi, confidiamo nell’originalità dei creatori di Clubhouse che, comunque, resteranno i padri di un format che sta provando a cambiare il mondo dei social network.

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

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Ida Giannattasio

ida@lagazzettadelpubblicitario.it

La comunicazione e il marketing sono sempre stati il mio pane quotidiano. Ex visual merchandiser e manager nel settore fashion e retail, ho deciso di trasferirmi in Portogallo per imparare a surfare. Vivo a Lisbona da tre anni e non ho ancora imparato a cavalcare le onde, ma sono diventata esperta di digital marketing. Scrivo da analista ma anche da consumatore. Mi piacciono le cose bizzarre, controcorrente e originali.

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