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Defhouse
A cura di Giulia Zanoni

Cosa sono le Collab House, il nuovo “Grande Fratello” dei Tiktokers sbarcato anche a Milano

Tempo di lettura: 5 minuti

Le Collab Houses sono case di proprietà di agenzie di creator digitali abitate da creator digitali. Non sono un luogo per fare festa, ma un vero e proprio spazio di lavoro e di produzione dei contenuti. Di nascita statunitense, sono approdate in Europa, a Milano, a fine 2020 con Defhouse, un appartamento dallo stile pop abitato da 8 giovanissimi TikTokers. Qual è il vantaggio per i brand? La visibilità in primo luogo, ma anche la possibilità di dialogare con la Generazione Z.

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A dicembre 2019 a Los Angeles è nata la prima collab house per TikTokers, la Hype House, il cui obiettivo era riunire un buon numero di creators per massimizzare la produzione di contenuti. In totale nella casa sono passati diciannove TikTokers, di cui quattro vi hanno abitato stabilmente. Il vantaggio per tutti? Collaborazione, crescita velocizzata, supporto emotivo tra creators.

Certo Hype House, non è la prima casa di produzione di contenuti mai esistita: sempre in California, anzi, già alcuni Youtubers nel 2014 diedero il via a questo trend.

Hype House a Los Angeles
Hype House a Los Angeles

In Europa la prima collab house è nata a fine 2020 a Milano: si chiama Defhouse ed è un attico di 500 mq a nord del capoluogo meneghino che ospita otto giovani creators, tra i sedici e i vent’anni.

Nata come hub di formazione nelle intenzioni della digital company WSC, specializzata nel marketing strategico per gli influencer, la Defhouse si presenta come uno spazio dai colori sgargianti e le atmosfere pop. Discostandosi dai colori neutri delle collab houses americane, quest’atmosfera luxury pop diventa il set ideale per gli otto giovanissimi creators che vi abitano. La guida della casa è Defne, una voce… “fuori campo” che guida come vero e proprio narratore alcune delle stories sul canale Instagram della casa.

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Interni di Defhouse, Milano

Che cosa sono le Collab House?

Detto in parole povere, sono case affittate da agenzie di creator digitali a creator digitali.

Nate come dicevamo, sulla linea delle vecchie house degli YouTuber, le prime per TikToker sono appunto nate tutte nell’ultimo anno e mezzo, a Los Angeles: c’è la Sway House (sei ragazzi in una villona di Bel Air); la Hype House (diciannove TikToker che ruotano in una villa dallo stile spagnolo di LA); e da ultima la Girls in the Valley (abitata da sole donne e finita male).

Solitamente si presentano come ampi appartamenti o ville, luminosi e poco arredati, dove quindi è possibile che i creators girino i loro video con tutta l’attrezzatura necessaria.

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Non sono un luogo per far festa, ma un hub di produzione di contenuti. Come dice il creator Thomas Petrou, rilasciando una dichiarazione al New York Times:

“You can’t come and stay with us for a week and not make any videos, it’s not going to work. This whole house is designed for productivity. If you want to party, there’s hundreds of houses that throw parties in L.A. every weekend. We don’t want to be that. It’s not in line with anyone in this house’s brand. This house is about creating something big, and you can’t do that if you’re going out on the weekends.”

Hype House a Los Angeles

Defhouse, la prima Collab House Europea è milanese

A nord di Milano con le sue atmosfere luxury pop è nata Defhouse

Allontaniamoci subito dall’idea del Grande Fratello, qui nessuno è spiato, ma i creators decidono che cosa mostrare.

Gli 8 giovani talenti, Florin Vitan, Davide Moccia, Tommaso Donadoni, Marco Bonetti, Alessia Lanza, Jasmin Zangarelli , Simone Berlini e Yusuf Panseri insieme contano, solo su TikTok una fanbase che supera i 20 milioni di follower e su Instagram i 3 milioni

Sono loro che, tramite i loro profili social, decidono cosa far vedere e come farlo.

Gli otto abitanti di Defhouse

La casa, di per sé, ha fatto molto parlare dal punto di vista di design e di arredamento: un progetto in divenire, le cui stanze, tutte doppie, si adattano alle personalità di chi le vive, i colori sgargianti e le texture pop fanno da sfondo alle storie e ai contenuti che questi ragazzi creano ogni giorno.

Inoltre è una vera concept house in cui si insegna a questi ragazzi ad essere curiosi: dovranno leggere i libri offerti dalla casa e faranno corsi di autodifesa, galateo, dizione, letteratura, cucina, politica.

Tantissimi poi gli ospiti della casa, il cui accesso, ovviamente, è subordinato a un tampone negativo. Proprio ieri, ad esempio, è stato ospite il cantante Alvaro Soler.

Diversi modi, insomma, per apprendere cose nuove e stimolare la creatività.

Gli interni di Defhouse
Gli interni di Defhouse

I vantaggi per i brand: visibilità e Gen Z

Ma qual è il vero vantaggio di queste collab houses?

Certo sicuramente il ritorno immediato per i creator è l’aumento delle loro rispettive fanbase, ma è anche una grande opportunità e una vetrina per i brand. Si parlerebbe, infatti, di collaborazioni che andrebbero a intercettare un audience ampissima in termini di numeri, ma soprattutto uno di quei pubblici più intriganti per le aziende: l’osservatissima Generazione Z. In Defhouse, uno degli esempi recenti è MC2 Saint Barth, brand di beachwear, che ha “regalato” a Defhouse la piscina.

La piscina di MC2 Saint Barth dentro Defhouse

TikTok e il suo intrattenimento veloce, smart, studiato, ma contemporaneamente spontaneo è al momento ancora in mano alla Generazione Z dato che, come già successo in passato con le generazioni precedenti e gli altri social network, essendo la più giovane si è approcciata per prima a questo social. Anche se, non escludiamo, possa lasciare spazio ai più “vecchi” per migrare altrove, come il celebre esempio dei Millennial e Facebook.

Insomma, questo primo esperimento europeo potrebbe risultare molto interessante dal punto di vista delle partnership dei brand come vera e propria vetrina e per esplorare un nuovo modo di comunicare a cui non tutti si sono ancora approcciati.

Per sapere  tutto quello che ne verrà fuori, 

…ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle ventimila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

Giulia Zanoni

giulia@lagazzettadelpubblicitario.it

Dell’ultimo periodo della mia vita, mi piace sempre dire che ho cambiato tre città in tre anni e, quindi, altrettanti lavori, tutti ascrivibili all’interno di quel mondo bellissimo che si riassume in due parole, “digital marketing”. Sono partita dai piani editoriali e sono arrivata, oggi, all’ADV, lavorando sia per le multinazionali che per le agenzie creative. Sono qui per raccontarvi quello che ho imparato da tutte le mie esperienze, ma soprattutto quello che vorrei ancora conoscere!

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