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Truth
A cura di Alan Conti

Truth attira la pubblicità: target profilato, libertà e qualche rischio

Truth è il nuovo social network sviluppato da Donald Trump in aperto contrasto con i big player di settore. Al di là dei risvolti politici ecco perchè questo prodotto sta catturando l’attenzione del mondo pubblicitario dopo il boom di download nei primi giorni. Non senza incognite.

Truth è già un successo. Il social network “libero” creato da Donald Trump come contraltare allo strapotere di Meta, Google e Twitter viaggia già a gonfie vele. A dirlo sono i primi dati registrati da Apple Store dopo il lancio di domenica. All’alba di lunedì, infatti, l’applicazione era già tra le gratuite più scaricate forte anche di un consistente numero di prenotazioni prima dell’uscita ufficiale. Alcuni utenti sarebbero addirittura stati inseriti in una lista d’attesa dal social “a causa delle tante richieste”. Certo, in questi casi è la stessa applicazione che dice agli utenti dell’applicazione che l’applicazione è intasata (potrebbe riferire qualsiasi cosa chiaramente). Qui, intanto, con Marco Pennacchi vi abbiamo spiegato nel dettaglio il funzionamento del nuovo social.

La schermata di Truth

LA RISPOSTA POLITICA AI SOCIAL

Come noto Trump fu bannato da Facebook, Instagram, Twitter e You Tube dopo l’assalto di Capitol Hill da parte dei suoi sostenitori variopinti. L’accusa è stata quella di incitare alla violenza contro le istituzioni più profonde degli Stati Uniti. Truth è, in tutto questo, la tautologica risposta politica ma questo prodotto ha, in realtà, anche una valenza pubblicitaria di un certo interesse.

La guida di Reuters a Truth Social

PERCHE’ TRUTH INTERESSA ALLA PUBBLICITA’

L’aspetto che cattura la nostra attenzione, tuttavia, è sostanzialmente il riflesso pubblicitario che Truth sta fornendo ad alcune aziende. Sviluppata da Tmtg (Trump Media and Technology Group) questa applicazione è anche un business e un prodotto digitale che punta a creare profitto. Il coordinatore del progetto è stato Devin Nunes, naturalmente attivista repubblicano e il primo portfolio di investitori che ha costruito è formato da aziende del settore tecnologico che vogliono posizionarsi come leader della libertà di parola. Non solo, sulla piattaforma starebbero confluendo anche alcuni brand che si definiscono penalizzati dalle logiche degli altri big player del mondo social. Nel mentre sono state aperte le braccia alla chiesa con specifico invito di Nunes ad alcuni prelati.

Truth testata da alcuni utenti

IL POSIZIONAMENTO DI TRUTH

Balza all’occhio, dunque, come Truth abbia immediatamente fatto della sua natura politica un vero e proprio posizionamento di mercato. Ovvio che scegliendo questa piattaforma ci si rivolge ad un’audience che, se vogliamo, è già profilata in modo abbastanza netto dall’agone politico. Le polemiche roventi, in questo caso, forniscono un prezioso assist nel chiarire ai creators quale sia il pubblico di riferimento. Non c’è nemmeno bisogno di particolari studi. Sappiamo, poi, come il valore della libertà negli Stati Uniti abbia un sentiment empatico molto differente rispetto a quello che si percepisce in Europa. Per molti è l’architrave intoccabile della società nordamericana.

Il concetto di libertà può essere un volano importante

CHI FINANZIA?

Pare un segreto di Pulcinella eppure proprio nel Paese della libertà non si è liberi di sapere esattamente chi stia finanziando Truth (dando Trump per scontato). Ciò che trapela è che Tmtg sia pensando ad una quotazione in borsa a New York attraverso una fusione con la ditta di assegni in bianco Digital World Acquisition Corp (Dwac) ricevendo 293 milion di dollari che la stessa Dwac possiede in un trust (dando per scontato che nessun azionista rivendichi delle quote). Sono comunque briciole rispetto al miliardo di dollari che Tmtg ha raccolto da finanziatori privati nei mesi scorsi (e qui possiamo facilmente ipotizzare ci siano aziende con discreti interessi nella pubblicità).

Yahoo Finance si è occupata di Truth

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I DUBBI SUL SOCIAL TRUTH

Fino a qui la cronaca dei violini che accompagnano il nuovo social network (spesso azionati da chi se le canta e se le suona in autonomia). Non si possono, però, ignorare alcuni aspetti che gettano qualche incertezza su Truth. La congestione di download e nuovi account non dovrebbe nemmeno sorprendere più di tanto perché il testimonial è, diciamo, planetariamente ingombrante. Sarebbe stato strano il contrario. La domanda reale è: reggerà questi ritmi? Riuscirà a rastrellare utenti anche fuori dai seguaci di Trump e, soprattutto, fuori dal perimetro degli Stati Uniti? Donald non è né il primo né l’ultimo che tenta la fortuna con un social network affondando nelle secche del tempo (non ce l’ha fatta Google Plus che, forse, partiva da un know how più ampio).

Una chiave interpretativa del fallimento di Google Plus

I DUBBI DELLA PUBBLICITA’ SU TRUTH

Tralasciando gli scetticismi finanziari (che non ci competono in questa sede) vanno riportate alcune domande di fondo che, giocoforza, interesseranno le aziende pronte ad investire budget pubblicitari su Truth. La sua forte connotazione politica da una parte consente il vantaggio di un’agile profilazione e appropriazione del concetto di libertà ma, dall’altra, rischia di etichettare in modo manicheo qualsiasi brand. Non è un mistero che l’orientamento politico sia trattato con le pinze dalle agenzie e investire su Truth rischia di condurre ad una sovrapposizione inconscia a tutta la politica di Trump (che peraltro è stata spesso tutt’altro che paladina di tutte le libertà). Non solo, sfruttare l’onda lunga del “sosteniamo la piattaforma libera” impone, implicitamente, la rinuncia agli altri social. Uno scambio che, al momento, pare decisamente sfavorevole. Chi vuole scommetterci?

Ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle venticinquemila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

Alan Conti

alan@lagazzettadelpubblicitario.it

Dicono che io faccia il giornalista ma in realtà inseguo solo da sempre la mia curiosità. Sollazzo e affanno perpetui. Ogni racconto ha il suo vestito: cerco di tagliarlo e cucirlo rendendogli semplicemente onore. Ironia e capacità di non prendersi troppo sul serio sono due bussole che tendo a non lasciare fuori dalla mia bisaccia.

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