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A cura di Emanuele Nasato

I 5 (+1) peggiori flop pubblicitari natalizi degli ultimi anni

Tempo di lettura: 5 minuti
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Il periodo natalizio porta sempre con sé quell’aria di felicità e magia, che cerca di riflettersi anche nel mondo pubblicitario, un po’ come  abbiamo visto settimana scorsa con i migliori 5(+1) spot di Natale 2020. Purtroppo non sempre il risultato finale viene apprezzato dagli spettatori e spesso si ottiene l’effetto contrario di quello desiderato. Se nel corso di questi ultimi anni abbiamo assistito a veri e propri capolavori (Apple, Coca Cola, Bauli solo per citarne alcuni), siamo anche stati testimoni di autentici disastri che hanno causato danni d’immagine gravi e perdite di clienti e fatturato ai brand. Dalla scelta sbagliata del testimonial fino all’utilizzo di renne per le consegne del cibo, oggi vi accompagneremo in questo mondo poco conosciuto e sponsorizzato (per fortuna…!).

1. Domino’s 2016: Renne e pizza, binomio bizzarro

La campagna natalizia di Domino’s del 2016

Non crederete ai vostri occhi, ma Domino’s Pizza nel 2016 ha deciso di provare ad utilizzare le renne come fattorini durante il periodo natalizio in Giappone. Se nei film questi animali appaiono docili e facilmente addestrabili a trainare una slitta piena di regali, nella realtà non è così. Infatti l’esperimento ha subito grossi rallentamenti causati dal non facile addestramento degli animali ed il risultato è stato pizza fredda e ritardi considerevoli sulle consegne. Fortunatamente per loro la campagna non ha avuto il tempo di circolare abbastanza, dato che poco dopo hanno camuffato l’iniziativa travestendo gli scooter come se fossero renne ed evitando guai peggiori.

Il video che testimonia il fallimento dell’iniziativa di Domino’s Pizza

2. Coca Cola e le mappe geografiche

Natalizi
Mappa Russa per Coca Cola

Ogni tanto anche i migliori commettono degli errori. Questo è esattamente ciò che è accaduto a Coca Cola nel 2016, con la promozione natalizia della sua bevanda in Russia. Per celebrare il Natale l’azienda ha deciso di pubblicizzarsi con un’immagine della mappa del paese sovietico seguita dall’invito a festeggiare insieme a Coca Cola.

Purtroppo, i problemi relativi ai confini russi sono frequenti e spesso senza una soluzione definitiva: l’ultimo di questi riguarda la penisola di Crimea, un territorio da lungo tempo conteso tra Ucraina e Russia.

Dopo aver deciso volutamente di non inserire la Crimea nella mappa, a Coca Cola viene criticata anche la dimenticanza di altri due territori: le isole Curili e la città di Kaliningrad (riconosciuta come russa dal 1945). Dopo aver subito proteste e contestazioni da parte della popolazione russa, Coca Cola ha deciso di modificare l’immagine annettendo anche i territori mancanti. Problema risolto? Ovviamente no, perché dopo aver modificato la campagna le polemiche sono arrivate dall’Ucraina, che si rifiuta di riconoscere la Crimea come territorio russo, chiedendo all’azienda di modificare nuovamente l’illustrazione.

Cari creativi di Coca Cola, in quanto a Risiko siete rimandati.

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3. Peloton 2019: come perdere 900 milioni in borsa

Lo spot di Peloton del 2019

Pensate di progettare una pubblicità, vederla realizzata, ritenerla perfetta per il vostro prodotto ed immaginare i guadagni futuri con gli occhi a forma di dollaro, ancora di più se il brand è quotato in borsa. Crediamo sia stato questo anche il pensiero di Peloton, azienda del mondo fitness conosciuta per le sue spin bike e per i suoi corsi di allenamento, prima di mandare in onda la sua campagna pubblicitaria natalizia del 2019.
Il prodotto sponsorizzato era una spin bike con annesso monitor dal quale si potevano seguire gli allenamenti creati apposta da esperti fitness selezionati dall’azienda. Nello spot si vede il fidanzato/marito che regala alla compagna la bicicletta Peloton. Lei inizia ad usarla con continuità e passione, finchè dopo un anno di duro allenamento ringrazia l’uomo per il regalo ricevuto (se non l’avevate capito vi confermiamo che sì, è già passato un anno). Dove è stato il fallimento? Guardando con attenzione la pubblicità si nota una leggera (ma non troppo n.d.r)  discriminazione femminile: il messaggio che fa passare l’azienda è che la donna deve dimagrire e fare attenzione al suo corpo, mentre l’uomo non ne ha bisogno, potendo stare tranquillo sul divano a vedere la ragazza allenarsi e darsi da fare.  La campagna è stata fin da subito un flop su YouTube, ricevendo moltissime critiche e commenti negativi (l’azienda ha dovuto addirittura disattivare la possibilità di commentare). Ma il danno maggiore è stato quello economico, con un calo in borsa di quasi il 10%, per un valore attorno ai 900 milioni di dollari!

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4. Pandora 2017: ma davvero?

Una delle affissioni di Pandora durante la campagna natalizia del 2017

Purtroppo quello di Peloton non è l’unico caso di discriminazione della nostra raccolta. Nel 2017 Pandora ha subito valanghe di critiche e proteste per questi cartelloni decisamente inappropriati e fuori luogo. Il testo fa riferimento a un ruolo casalingo della donna, quindi il regalo che potrebbe ricevere per Natale ricalca questa idea antica e superata. Ancora peggiore la risposta dell’azienda danese alle prime critiche, che ha subito ribadito che il messaggio era stato frainteso. Solo dopo ulteriori proteste sui social e prese di posizioni contro questa pubblicità l’azienda si è scusata.

5. Melegatti e Valerio Scanu

il Pandoro Scanu

Questo forse è uno dei casi più iconici di flop pubblicitario e viene spesso usato come esempio nelle università italiane quindi si parla di marketing pubblicitario. Valerio Scanu è un cantante diventato noto grazie al talent Amici, e nei suoi anni di maggiore visibilità viene scelto da Melegatti come testimonial (una scelta già discutibile visto il target di riferimento del prodotto e dell’azienda, ovvero adulti e anziani che difficilmente potrebbero conoscerlo). Dopo i primi anni di collaborazione l’azienda dolciaria decide nel 2015 di creare la versione limited edition del pandoro con stampata bella in grande l’immagine del cantante con una specie di frase poetica che recita:

Forse siamo come le stelle, siamo come due stelle. Ci appoggiamo sul mare, ci fermiamo a guardare, come è strana la vita e il suo girovagare che ti trovi ad amare, ad odiare, ad amare. Forse siamo come le stelle, abbiamo la stessa pelle, ci vogliamo scambiare ma non ci va di cambiare, cosa vuoi che ti dica, siamo qui a dondolare con la voglia di amare, di amare, di amare come fanno le stelle.”

Il prodotto è stato un grandissimo flop e sui social si è scatenata l’ironia degli utenti con battute e meme relativi alla strana coppia.

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+1 KFC: e il labiale?

KFC e il suo spot

Nel 2013 KFC per celebrare l’arrivo delle feste Natalizie studia uno spot diverso dal solito: un insieme di stereotipi natalizi e di situazioni tipiche del Natale come la corsa all’ultimo regalo ricreati in maniera divertente ed arricchiti dalla canzone in sottofondo come se fosse cantata in playback dai protagonisti. E proprio qui arriva il flop dato che spesso l’audio non è sincronizzato perfettamente con le labbra degli attori e qualcuno guarda pure in camera (Boris docet). 

Insomma, una ricontrollata al voice match non si poteva dare?

Dal pollo fritto natalizio, alle renne speedy pizza, passando per conflitti diplomatici sfiorati e pubblicità fallimentari, ma sembra che almeno quest’anno le aziende abbiano imparato dai propri errori. Sarà il budget ridotto a causa della pandemia, una maggior attenzione o la voglia di regalare attimi di gioia alle persone, ma in questo Natale 2020 gli spot natalizi non hanno disatteso le aspettative dei consumatori. Nell’attesa di essere smentiti e assistere a qualche nuovo flop sotto Natale ordiniamo una pizza (sperando che le renne questa volta abbiano imparato la strada). 

Ci leggiamo presto!

Emanuele Nasato

emanuele@lagazzettadelpubblicitario.it

Appassionato di marketing e di viaggi, cercherò di portarvi in giro per il mondo con me alla ricerca delle più belle battaglie di marketing e delle iniziative pubblicitarie più bizzarre e anticonformiste.

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