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A cura di Marco Pighizzini

Formula Uno: uno sport che si promuove con altri sport

Non solo il duello Hamilton-Verstappen. Il campionato di Formula Uno ha un motivo in più di essere seguito con interesse: la sua maniera di promuoversi utilizzando partnership con altre realtà sportive. Vi spieghiamo come e perché la NBA, la FIFA e i campioni azzurri sono finiti, a loro modo, a passeggiare tra i box.

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Nella rincorsa al proprio rinnovamento, il campionato di Formula Uno sembra aver tagliato un traguardo che pochi altri sport avevano preso in considerazione: quello di una nuova forma di auto-promozione, che “sfrutta” l’immagine potente di altre realtà di successo dello sport mondiale. Se in queste settimane la battaglia all’ultimo punto tra Hamilton e Verstappen sta risvegliando interessi di altri tempi, una certa attenzione mediatica (e social) è stata dedicata a episodi divertenti, come l’immagine di Shaquille O’Neal (mastodontico ex centro dei Los Angeles Lakers) che, alto quasi come Max Verstappen sul gradino più alto del podio, premia i vincitori del Grand Prix of the United States, in un ruolo che solitamente è appannaggio di presidenti di nazioni.

Shaquille O’Neal in mezzo a Max Verstappen e Lewis Hamilton. Image credits: USA Today

Inoltre, hanno colpito le foto potenti di Marcell Jacobs – fresco di Oro Olimpico sui 100m a Tokyo 2020 – in posa sulla linea di partenza del circuito di Monza, tra le monoposto in attesa del via.

Marcell Jacobs alla partenza del gp di Monza. Image credits: Sky Sport Italia

Cosa ci fanno un ex campione della NBA e un oro olimpico in un circuito di Formula Uno? È uno dei risultati degli accordi che la Formula Uno ha siglato, rispettivamente, con CONI e NBA. Nel caso del basket è stato un omaggio reciproco: da una parte l’automobilismo ha “salutato” l’inizio della 75esima stagione NBA con rendering social realizzati ad hoc.

Gli spettacolari rendering social che hanno suggellato la partnership. F1-NBA Image credits: Motori No Limits
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Dall’altra la NBA ha dato il “benvenuto” alla carovana dei migliori piloti al mondo, con le stelle del circus a prendere lezioni di tiri liberi dai campioni del basket, come potete vedere nel video a seguire.

Alonso e Ocon tirano i liberi con Cris Bosh

.Al Gran Premio di Monza, invece, Marcell Jacobs e gli altri medagliati olimpici italiani hanno sfilato prima della partenza. Nel caso del Qatar invece, la FIFA ha invitato vecchie glorie (come Desailly, Materazzi, Touré e tanti altri) a mostrare la Coppa del Mondo e a fare qualche tiro in porta in buona compagnia di Sainz, Tsunoda e Gasly.



Il lato divertente di questo genere di collaborazioni è che tutto questo può sembrare un capovolgimento – in chiave più istituzionale – di una situazione che in realtà si è sempre vista: se durante le pause del campionato di Formula Uno è facile vedere i piloti ospitati negli stadi o nelle arene di basket, difficilmente si vedono atleti di altri sport ad un Gran Premio, specialmente se lontani dall’essere considerati delle star mondiali. E chissà, magari queste partnership sono ideate alla luce di strategie molto semplici.

Che piaccia o no ai puristi dei motori, la Formula Uno è diventata “lo sport che si promuove con gli altri sport“. Succede per un motivo molto semplice: aumentare la propria fanbase, a livello locale, andando ad attingere alle ben più solide fanbase di qualcun altro. E per un movimento che da lungo tempo è bersagliato dai pregiudizi (“è uno sport tra figli di papà“, “durante le gare non succede mai niente“), tutto questo è vitale. Sia per tornare a un’immagine di tendenza, sia per un discorso di legittimazione di un Gran Premio come il più grande dei grandi eventi sportivi: una corsa diventa un momento da “omaggiare” dovunque si svolga, attraverso il saluto delle altre grandi eccellenze sportive locali. Si tratta di un gioco che in realtà conviene a tutti: grazie anche a iniziative di questo tipo la NBA ha aperto la nicchia dei cestisti, il Qatar ha potuto mostrare l’organizzazione dei suoi Mondiali 2022 e gli azzurri medagliati a Tokyo2020 hanno approfittato di platee che difficilmente, al di fuori un contesto olimpico, incrocerebbero nuovamente.

Naturalmente, per la Formula Uno e la FIA, questa è solo una componente di una strategia globale enorme, che punta a demolire l’attempata autoreferenzialità del ristretto circo della Formula Uno, che le ha dato un’immagine di sport per ricchi, vecchi e ingegneri. L’obbiettivo è quello di far tornare la popolarità degli anni ’80-’90: i risultati si stanno vedendo, con l’audience della stagione 2021 che si è confermato il migliore da 4 anni a questa parte. L’altra buona notizia è che, di fronte ad anni difficili caratterizzati da capienze ridotte ed eventi annullati, i grandi campionati sportivi mondiali sembrano finalmente abbandonare la lotta all’ultimo fan, in favore del vero senso dello sport: giocare di squadra.

Ci leggiamo presto!

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Marco Pighizzini

p.marco@lagazzettadelpubblicitario.it

Mi piace la pubblicità perché è un'indagine continua sul genere umano. Sono nato in Friuli, cresciuto a Milano e ho scelto di vivere con una baguette sotto al braccio, con grande umiltà e sempre con massima ironia.

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