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Gatti che funzionano: la conquista felina della pubblicità

Tempo di lettura: 5 minuti

Da star di internet, i gatti sono entrati a zampa tesa nel mondo della pubblicità, diventando protagonisti di spot che vanno ben oltre croccantini e lettiere. Qui vediamo i più belli, e cerchiamo di spiegare le ragioni del loro straordinario potenziale di marketing.

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L’invasione dei gatti su internet: ma perché?

I gatti presidiano internet fin dai suoi albori. Dalle prime timide foto di graziosi felini domestici fino ai più buffi filmati su YouTube, il numero di immagini e video di gatti sul web superava i 6 miliardi solo nel 2015.

La letteratura in merito è molto vasta, e le ragioni di questo successo, incerte. Una tra le teorie meno accreditate, ma da non escludere, ne vede la causa in un piano di conquista del mondo ad opera degli adorabili baffuti.

Un’altra teoria, più plausibile seppur meno affascinante, riguarda invece gli effetti sull’uomo dei contenuti visivi a tema gatto. Si tratta del “fattore tenerezza”. Questa teoria sostiene che il cervello umano sia geneticamente programmato per trovare particolarmente adorabili certe caratteristiche, quali facce tonde, occhi grandi, nasi piccini.

Questi tratti sono tipici degli infanti, ed è nella natura dell’uomo che gli ispirino un senso di tenerezza e protezione. Infatti, gli infanti hanno bisogno di essere accuditi e protetti, perché altrimenti non sopravviverebbero. Ne andrebbe pertanto della sopravvivenza della specie.

Secondo la teoria in questione, i gatti, e ancor di più i gattini, presentano tratti simili a quelli che ispirano tenerezza nell’uomo. È dunque questo il motivo per cui i gatti e le relative rappresentazioni visive, risultano particolarmente adorabili. Questo spiegherebbe lo spiccato apprezzamento di contenuti web che riproducono gatti, e dunque il loro spopolare su internet.

Prima di vedere come il marketing abbia gaiamente sfruttato questo fenomeno, è opportuna una considerazione: i tratti che ispirano tenerezza variano in base al contesto culturale. In certi paesi africani, ad esempio, l’animale più popolare è la capra, e sono i tratti caprini a suscitare tenerezza. Dato che il mondo di Internet è dominato dalla cultura nord-americana e da quella giapponese, sono i tratti che ispirano tenerezza in queste culture a dominare sul web.
Insomma, se la storia fosse andata diversamente, forse oggi vedremmo su internet, molti meno gatti e molte più capre.

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I gatti nel marketing e in pubblicità

Il successo dei gatti su internet non è passato inosservato. Il mondo del marketing e della pubblicità non ha tardato, infatti, a vedervi una potenziale leva emotiva per fare colpo sui consumatori. La scienza non ha fatto altro che confermare questa intuizione.

Secondo alcune ricerche, infatti, vedere il volto di un bambino o di un cucciolo causa una risposta emotiva che attiva la produzione di dopamina. Ciò determina un aumento dell’attenzione e della memorizzazione da parte di chi guarda nei confronti dello stimolo visivo. I risultati di altri studi hanno inoltre dimostrato che l’esposizione a contenuti web relativi ai gatti migliora l’umore generale dell’utente, alleviandone l’ansia.

Insomma, vedere gatti e gattini abbinati ad un determinato servizio o prodotto potrebbe far ricordare questi ultimi in modo particolarmente efficace. Inoltre, potrebbe far scattare un’associazione positiva da parte dell’utente nei confronti della pubblicità e del suo oggetto.

Dato il loro enorme potenziale di marketing, i gatti non potevano certo limitarsi a pubblicizzare i prodotti loro dedicati. Ecco qui qualche esempio delle conquiste feline in pubblicità, ben oltre i confini di crocchette e lettiere.

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1. Toyota e i gatti (quasi morti)

Nel 2012 Toyota gioca con ironia sulla popolarità web dei felini, producendo uno spot che “tranquillo, non è un altro video di gattini su internet che ti farà perdere tempo!”. Il rischio però è dietro l’angolo, quando sull’auto, una RAV4, ci sono quattro meravigliosi micioni.

Forte del successo di questo spot, Toyota ne ha realizzato un altro a tema gatto, l’anno successivo, per il modello Corolla. Stavolta, però, si è forse fatta prendere un po’ la mano.

2. Sii più cane!

Be more dog” è il nome di uno spot realizzato nel 2013 per O2, azienda di telecomunicazioni britannica, dalla famosa agenzia VCCP.

Lo spot ha come protagonista un gatto inizialmente piuttosto apatico che, ad un certo punto, decide di comportarsi come un cane. In un crescendo di entusiasmo, il gatto ne emula quindi i comportamenti tipici, come prendere al volo un freesbee o rincorrere un’auto.

Il messaggio dello spot, come rivelato dalla stessa O2, è un invito ad abbandonare il cinismo ed accogliere con un’attitudine positiva le novità (tra cui, naturalmente, i servizi digitali di O2).

3. Una mandria di gatti

Una delle pubblicità più esilaranti di tutti i tempi è stata realizzata nel 2000 per EDS, un’azienda americana di consulenza informatica. È nota come “Cat Herders”.

Si tratta di una parodia dei film western, in cui i cowboys non radunano mandrie di bestiame, ma di…gatti!

Lo spot intende proporre un’analogia tra la complessa attività dei cowboy gattari e quella dell’azienda. Quest’ultima, infatti, è in grado di combinare “information, ideas, and technology” per rispondere alle complesse esigenze dei suoi clienti.

4. Gatti giganti

Decisamente meno elaborate, ma comunque curiose, sono due pubblicità che cercano di massimizzare il potere di marketing dei gatti, puntando sulla loro stazza.

La prima è del 2012, prodotta in Spagna, per il caffè di marca Arlistan.

La seconda è del 2007, giapponese, e pubblicizza la gomma da masticare Lotte.

5. Oggi i pollici, domani il mondo

Cravendale, la più grande azienda produttrice di latte in UK, ha lanciato nel 2011 uno spot di grande successo. Lo spot dipinge una realtà utopica, in cui i gatti sviluppano i pollici opponibili. I gatti cominciano dunque a svolgere attività umane come limarsi le unghie, leggere libri di strategia militare ed elaborare piani per appropriarsi del latte (Cravendale, naturalmente).

Successivamente, l’azienda ha lanciato uno spin-off chiamato “Catnapping”, gioco di parole con il termine “kidnapping”, che significa “rapimento”. In questo video, la gang dei gatti con i pollici rapisce i lattai e li manipola per appropriarsi di tutto il latte del mondo.   

6. “Happy inside”

Nel 2011, IKEA ha lanciato il suo nuovo catalogo attraverso una campagna straordinaria, ideata dall’agenzia londinese Mother. 100 gatti sono stati lasciati liberi, e filmati, all’interno di uno showroom IKEA. Lo scopo dello spot era dimostrare come l’arredamento IKEA possa far sentire felici le persone tra le mura domestiche, attraverso l’esperienza dei massimi esperti di comfort, ovvero i gatti.

7. Gatti che fanno la spesa

È quasi ipnotica, e certamente molto buffa, la pubblicità di Netto, discount tedesco, del 2018, in cui i gatti si muovono a due zampe per fare la spesa. Scoppia il panico, naturalmente, quando un cetriolo cade per terra.

8. Barilla e la bambina gattara

Barilla è stato probabilmente uno dei primi brand a scoprire il potenziale del marketing felino, prima che lo rivelasse internet. Questo spot, del 1986, ha avuto un successo incredibile. Il micino bagnato è l’unico motivo per cui gli perdoniamo la rappresentazione vagamente sessista della famiglia tradizionale.

Quelli che abbiamo illustrato sono solo alcuni esempi di pubblicità in cui i gatti promuovono prodotti per umani. Ce ne sono in realtà molte altre e la ragione si trova, come accennavamo prima, nel potenziale di marketing dei gatti, dovuto al “fattore tenerezza”.

Se il piano di conquista del mondo da parte dei gatti è ancora incerto, la conquista felina del mondo della pubblicità è ormai assodata: non ci resta che lasciarci stupire dai prossimi spot!

Ci leggiamo presto!

Benedetta Romano

benedetta@lagazzettadelpubblicitario.it

Dottoressa… in neuro-filosofia (sì, esiste, ed è anche un ottimo argomento di conversazione), il mio lavoro di ricerca riguarda le emozioni, e come influenzano in modo in cui pensiamo, soprattutto nell’ambito della comunicazione scientifica e politica. Leggo più di quanto scrivo, ma cerco costantemente di fare il contrario. Credo nella connessione tra gli esseri, non solo umani, e coltivo gratitudine (ho provato coi pomodori, ma niente).

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