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A cura di Redazione

Greenpeace e il corto animato “The Lonely Shark”

Per sensibilizzare sui dati preoccupanti riguardanti la pesca eccessiva degli squali nell’Atlantico settentrionale riportati nella relazione “Hooked on Sharks”, Greenpeace pubblica un corto animato sulla storia di due squali.

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In occasione dello Shark Awareness Day di oggi, Greenpeace ha pubblicato “The Lonely Shark“, un cortometraggio animato. Il film prende spunto dall’ultimo reportage dell’organizzazione dal titolo “Hooked on Sharks”, che solleva il problema sulla pesca eccessiva degli squali nell’Atlantico del Nord.

Il reportage è stato elaborato da Greenpeace UK e Greenpeace Spain, ed espone diversi dati riguardanti la pesca di squali nella zona dell’Atlantico settentrionale. Ogni giorno, circa 745 miglia di lenza e quasi 28.000 ami da pesca vengono immersi nelle acque dell’Atlantico del Nord, pronti ad esaurire i vivai di piccoli squali della regione. La pesca avviene da parte di flotte di pescherecci proveniente da tutta Europa, in particolare da Spagna e Portogallo.

Un film animato racconta la pesca degli squali

L’organizzazione globale ha creato il corto animato The Lonely Shark per sensibilizzare i governi globali sulla situazione, al fine ultimo di attuare delle politiche per proteggere il più grande pesce predatore sulla Terra. Il film, realizzato tramite tecnologia CGI, si apre con due squali, presumibilmente amici, che passano davanti a un peschereccio affondato e fatiscente. Improvvisamente, un’altra nave appare in superficie, e inizia a calare lenze e ami da pesca in mare. Il sangue inizia ad annebbiare le acque e uno dei due squali viene pescato e ucciso. La scena straziante è amplificata dalla colonna sonora, il singolo dei Radiohead “Bloom“. Il film si chiude con una statistica disastrosa, secondo cui la popolazione globale di squali è crollata di oltre il 70% negli ultimi 50 anni.

Dal cibo per animali al make-up, la domanda globale di prodotti derivanti dalla pesca di squali è in continua crescita e l’Europa è protagonista nel commercio mondiale di questi prodotti derivati. Inoltre, la pesca con palangari, attrezzi da pesca che impiega simultaneamente più ami, del Nord Atlantico, che originariamente mirava al pesce spada, ha avuto una svolta concentrandosi ora anche sulla cattura di squali al fine rimanere redditizia, secondo il rapporto di Greenpeace. I governi di Spagna e Portogallo, però, hanno resistito ai tentativi di migliorare le pratiche di questa pesca, continuando così a mettere a rischio diverse specie di squali, tra cui lo squalo Malak, attualmente in pericolo di estinzione nell’Atlantico settentrionale.

“Mentre l’UE e i suoi membri sostengono di essere campioni di protezione degli oceani, le loro flotte di pesca stanno deliberatamente pescando nelle zone di riproduzione degli squali nel Nord Atlantico utilizzando tecniche di pesca estremamente distruttive”, ha dichiarato Will McCallum, Head of Oceans di Greenpeace UK.

Il trattato 30×30

Con la pubblicazione del report e del film animato, Greenpeace punta ad un aumento delle firme di “30×30”, il trattato globale sugli oceani che si impegna a proteggere il 30% degli oceani del mondo entro il 2030, e che ripristinerebbe le popolazioni di squali globali.

Nel mese di agosto, i governi globali si riuniranno per finalizzare il trattato “30×30” che mira a rendere il 30% degli oceani del nostro pianeta veri e propri santuari della vita marina entro il 2030. Se i governi globali non finalizzeranno il trattato quest’anno, secondo quanto sostenuto da Greenpeace, probabilmente avremo superato il punto di non ritorno per quanto riguarda la situazione critica della pesca degli squali.

“Abbiamo bisogno che un forte trattato globale sugli oceani venga finalizzato quest’anno, per correggere questo sistema disfunzionale e mettere la protezione degli oceani al centro della governance globale degli oceani” conclude McCallum

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