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Ridi
A cura di Marco Bellinzona

Guarda che è vero: ridi, ci guadagni di più

Ridi, perché L’Happiness report di Oracle dice che il 91% dei consumer vuole brand più divertenti, ma il 95% dei manager preferisce un tono più serio.

Prenditela sul ridere, dai.

Sicuramente ti alleggerisce la giornata, ti dirà un amico. Ma adesso sappiamo che, se lavori in ambito marketing, ti farà anche alzare i livelli di engagement.

Quante volte avete visto meme e parodie dei brand e avete pensato che “Wow, perché non lo usano davvero per farci una pubblicità?”. Vi avranno risposto che, per qualche ragione di brand image e identity del marchio, non sarebbe coerente con il tone of voice del marchio. Sappiate invece che se mai avete avuto questa idea, sareste degli ottimi consulenti di marketing.

RIDI PURE, MA NON DEI NUMERI!

Vi dà conferma (e pure un nuovo impiego) l’Happiness Report, un’indagine svolta da Oracle su un campione di oltre 12mila consumer e manager di 14 paesi.

Il nome anticipa il contenuto, ma gli insights sono tutt’altro che scontati. Già, perché il report ha rilevato che il 91% dei consumer preferirebbe vedere brand più divertenti, sia come immagine sia nelle campagne adv. Peccato però che il 95% dei business leader abbia timore a usare toni umoristici, scherzosi e più sciolti nella comunicazione esterna.

Happiness Report

Ci sarebbero tanti elementi per convincere il boss a buttarla sul ridere, per esempio che il 90% delle persone si ricorda più facilmente degli spot pubblicitari divertenti. Sarebbe praticamente una nuova brand strategy, oltre che un bilancio più snello per l’azienda: per fare awareness, basterebbe un solo spot divertente anziché una serie di adv monotone. Finalmente, hai una buona ragione per tagliare il budget ai creativi.

Ma questo non vale solo in ambito adv, perché anche in fase di purchase il 72% delle persone preferisce acquistare i prodotti di un brand divertente.

LEGARSI CON UN SORRISO

Si dice spesso che lo scopo dei brand non è più vendere ma instaurare un legame emotivo col consumer. Ma se di emozione deve trattarsi, che sia almeno una risata. Anche qui, niente è detto per caso: il 41% degli intervistati non si sente legato a brand che non risultano divertenti.

Ce n’è per tutti i fronti della comunicazione, anche per l’atavica mail. Si sa, di tutti gli strumenti è quella con i tassi di engagement minori. Ma se tu, editor, ti impegnassi a scrivere una subject line divertente, attireresti 69 persone su 100.

Se vi sorprende che un report abbia quantificato la felicità delle persone, bisogna dirvi che c’è addirittura una spiegazione. Sì, perché prima della pandemia non si sentiva tutto questo bisogno di divertirsi coi brand. Sempre Oracle: il 45% degli intervistati dice di non essersi divertito realmente negli ultimi due anni.

Allora fai una cosa: buttala sul ridere. Prima magari suonava stravagante e infantile, ora invece può diventare una strategia efficace. Ma a dirla tutta, è anche un favore che puoi fare ai tuoi consumer. Se tanto sono tristi, uno spot divertente ti costa poco, per di più può giovarti molto.

Happiness is marketing.

Ci scriviamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle venticinquemila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

Marco Bellinzona

marco.bellinzona@lagazzettadelpubblicitario.it

Da anni scrivo per giornali online, anche se l'esperienza più intensa è stata con un cartaceo. Un giorno, accidentalmente, sono entrato nel mondo della pubblicità - pensavo fosse un caso, ma poi ho scoperto che anche qui c'è tanto da scrivere.

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