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Pantene LGBTQ+
A cura di Benedetta Conti

Pantene a supporto della comunità LGBTQ+ sul posto di lavoro

Pantene ci mostra come i capelli possano essere strumento di espressione personale in ambito lavorativo per le persone LGBTQ+

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Fare coming out non è mai un’esperienza semplice da affrontare, soprattutto quando si tratta di “venire allo scoperto” sul proprio posto di lavoro. Ma non farlo significa nascondere una componente del proprio essere, arrivando così a fingere di essere ciò che realmente non si è. Attualmente, il 53% delle persone LGBTQ+ preferisce non rivelare la propria identità con colleghi e datori di lavoro, ritenendo i contesti lavorativi in cui lavorano ancora poco inclusivi e sicuri. Pantene ha fatto di questa problematica sociale il tema dell’ultimo capitolo della sua iniziativa “Hair Has No Gender”. Con il Pride Month alle porte, questa pubblicità sembra essere servita su un piatto d’argento (a proposito, guarda questo articolo sui migliori spot pubblicitari a tema LGBTQ+).

Ultimo capitolo di “Hair Has No Gender”

COSA I CAPELLI DICONO SULLA NOSTRA IDENTITÀ PERSONALE

I capelli sono parte integrante di quello che mostriamo al mondo. Se non c’è la possibilità di esprimere la propria identità sessuale o di genere in modo diretto, Pantene con questo spot ha affidato alle acconciature questo compito. Il progetto ha richiesto la collaborazione dell’agenzia creativa Valtech Radon e del cast più numeroso di Pantene, includendo anche 12 diversi membri dello spettro LGBTQ+ provenienti da Regno Unito, Canada, Spagna, Germania, Belgio, Svezia e Grecia. Non mancano i volti italiani di Erika Mattina, finalista omosessuale di Miss Mondo Italia, e di Cathy La Torre, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio. La campagna è basata su lavoratori appartenenti ai settori più disparati tra cui un assistente professore, un avvocato, un modello, un pilota da corsa, uno stilista, un falegname, un operaio e un artista. Nonostante le diverse professioni e storie personali, ciascuno di loro è accumunato da un’unica cosa: la speranza di potersi mostrare un giorno per quello che sono.

LO SPOT DI PANTENE PER L’INCLUSIVITÀ SUL LAVORO

Sentire i disagi e le preoccupazioni di queste persone ci fa capire come problemi di questo tipo riguardino tutti noi, anche quando non ci sentiamo direttamente coinvolti. Petter Rudwall, direttore creativo di Valtech Radon, ha dichiarato: “Creando questa campagna, è diventato molto ovvio che i problemi che i lavoratori LGBTQIA+ devono affrontare sul lavoro riguardano davvero tutti noi. Sono presenti nella maggior parte dei settori e nella maggior parte delle organizzazioni di tutto il mondo. Che sia alla guida di una compagnia di corse o di un team di professori – o di un gruppo di creativi in ​​un’agenzia se è per questo – rendere il posto di lavoro un ambiente più sicuro per i lavoratori LGBTQIA+ dipende da tutti noi. Le storie del nostro cast trasmettono fortemente quel messaggio”.

Ci leggiamo presto!

Benedetta Conti

benedetta.conti@lagazzettadelpubblicitario.it

Quando ero piccola non avevo un diario segreto, ma almeno una decina: le storie da raccontare sono da sempre state troppe. A volte basta davvero poco per chi scrive: un minuscolo dettaglio può diventare un racconto incredibile. E io cerco di scovare i dettagli più interessanti. Aspirante giornalista pubblicista. Nel tempo libero, studio legge e scrivo racconti sugli amici di sempre.

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