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Robot Shit
A cura di Alan Conti

Robot Shit, a Milano in mostra gli scarti dei designer

Robot Shit è il nuovo progetto, ironico e provocatorio, ideato da Dude in occasione della Design Week. L’evoluzione di “design _sucks” è un lavoro creativo che accende un faro sugli sprechi dei designer. Tutto mentre ci si riempie la bocca di sostenibilità

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Quanta plastica viene scartata per soddisfare i designer? Tanta, troppa. Quantomeno abbastanza per far scattare un’iniziativa provocatoria firmata Dude e presentata nelle ultime ore. La linea di prodotti firmati design _sucks che aveva sorpreso (interdetto?) molti addetti ai lavori qualche settimana fa ha trovato una spiegazione nel progetto Robot Shit Exhibit ufficializzato con una mostra alla spazio espositivo Stecca3 di Milano durante la Design Week.

La mostra Robot Shit allo spazio Stecca3

LA “MERDA DI ROBOT”

Ecco, dunque, che il brand design _sucks affiancato da Caracol e DesignWanted (tutto coordinato dalla creatività di Dude) punta il dito dritto contro quella che possiamo definire prosaicamente “la merda di robot”: lo scarto di plastica derivato dal processo di progettazione. L’altra faccia del design, quella meno nobile, messa sotto l’occhio di bue in un mondo ossessionato dalla retorica della sostenibilità ma facile alla distrazione. Specie quando il luccichio è sul prodotto finito e non sul suo processo di creazione. “Proprio per questo – spiega Lorenzo Picchiotti, chief creative officer di Dude – abbiamo voluto allestire la mostra in questo periodo. Mentre tutti accorrono alla Design Week per vedere i prodotti più innovativi ecco che noi mettiamo sotto gli occhi di tutto l’eccedenza, la non sostenibilità. Tutto con uno stile affine al nostro tone of voice che è volutamente provocatorio e di rottura dello schema”.

VALORIZZARE GLI SCARTI

Cosa è, allora, Robot Shit Exibit? Semplice,  un lavoro che prende un’azienda leader nella stampa 3D (Caracol) e uno dei più grandi distretti di design milanesi (Isola Design District) con l’obiettivo di valorizzare gli scarti di progettazione come materia prima circolare. Il tutto chiamando a raccolta design studio internazionali tra i più apprezzati e premiati. Nasce così una nuova linea di prodotti che nasce ridando vita alle robot shits da cui si era partiti. Bingo. “Al momento siamo nella fase che possiamo definire di awareness – continua Picchiotti – ma la prospettiva è di farne una produzione molto concreta di oggetti customizzati per designer. Ci piace l’idea di riportare questo scarto nuovamente su quelle scrivanie che lo hanno creato. E’ un vero e proprio ricircolo”.

L’esposizione milanese

QUANDO LO SCARTO SUPERA IL PRODOTTO

Al di lá della provocazione si tratta di un progetto che unisce creatività giovani e orientate al futuro creando un qualcosa di concreto che va oltre l’etere o il digitale traducendosi in prodotti che sono, di fatto, un hackeraggio di quelli originali. Un raro esempio in cui la shit supera chi la produce. E i designer? Come l’hanno presa? “Siamo molto curiosi anche noi. Per ora sono passati appena due giorni e c’è stato l’interesse di molti creativi che sono venuti a fare fotografie incuriositi. Peraltro le Robot Shit in mostra sono esattamente come sono state create: stessa forma e stessi colori. Le abbiamo semplicemente messe su un piedistallo anziché nel cestino. Il tutto in un ambiente che riesce ad essere anche più autoreferenziale di quello della pubblicità. Diciamo che abbiamo provocato anche un sistema chiuso cercando di aprirlo con forza”.

IL RUOLO DI DESIGNWANTED 

E DesignWanted? È, di fatto, una community (trainata da una testata giornalista da 10 milioni di contatti ogni mese). Un luogo di condivisione, lancio e confronto per l’iniziativa. Da qui verranno selezionati i designers che parteciperanno il progetto. Il primo nome eccellente intercettato è quello di Furf Design Studio, co-fondata dai brasiliani Mauricio Noronha e Rodrigo Brenner. Avrà il ruolo di Creative Product Lead della prima linea di prodotti Design _sucks. Tutti sostenibili garantendo il completo riciclo di tutti gli scarti.

ROBOT SHIT IN REALTÀ AUMENTATA

C’è spazio anche per una dimensione virtuale delle Robot shit che saranno disponibili pure in realtà aumentata utilizzando i Qr Code che si troveranno su gadget e flyer distribuiti all’esposizione milanese. Un modo concreto per arginare l’alluvione retorica del green washing. “Uno di questi – chiude Picchiotti – ha un chiaro riferimento all’opera artistica di Piero Manzoni Merda d’Artista. Possiamo definire Robot Shit un upgrade moderno di quest’opera. Ironica e provocatoria. Di nuovo”.

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Alan Conti

alan@lagazzettadelpubblicitario.it

Dicono che io faccia il giornalista ma in realtà inseguo solo da sempre la mia curiosità. Sollazzo e affanno perpetui. Ogni racconto ha il suo vestito: cerco di tagliarlo e cucirlo rendendogli semplicemente onore. Ironia e capacità di non prendersi troppo sul serio sono due bussole che tendo a non lasciare fuori dalla mia bisaccia.

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