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A cura di Redazione

Sanremo 2020: perchè uno spot è costato fino a 15.000€ al secondo

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Si è concluso il 70esimo Festival di Sanremo, l’evento musicale più famoso d’Italia, che anche quest’anno ha registrato ascolti da record (una media di 10.000.000 di telespettatori a serata, con il 50% di share).
L’edizione “ventiventi” com’è stata soprannominata dal direttore e conduttore Amadeus, è stata la più seguita del nuovo millennio, e anche dal punto di vista artistico abbiamo finalmente visto una proposta musicale al passo con i tempi e con le tendenze musicali di oggi.

Un successo su tutti i fronti che però, concedetemi la deformazione professionale, mi ha lasciato a bocca aperta dal punto di vista degli incassi pubblicitari37 milioni di euro è stata la cifra incassata dal gruppo RAI per gli spot televisivi mandati in onda durante i 5 giorni di Festival.
Una cifra esorbitante, che le aziende e i brand hanno versato senza batter ciglio.

PERCHÉ? Provo a spiegarvelo qui sotto.

Mi dareste un secondo di attenzione? Sono 15.000 € prego

Avete capito bene: un secondo di pubblicità durante il Festival Di Sanremo 2020 (a leggere solo questa riga ne avete impiegati almeno 2) è arrivato a costare anche 15.000€.
Per uno spot medio di 30 secondi, parliamo di 450.000€.
Ovviamente questo esborso è stato previsto dal listino prezzi RAI per uno spot nella fascia più prestigiosa (slot delle 21.45 subito dopo l’inizio del festival): per altre fasce orarie il costo poteva scendere fino ai 25.000€ per 30 secondi di pubblicità (con ogni probabilità alle 2.00 di notte, quando neanche Amadeus era più attento a quello che diceva).

Chi si è potuto permettere investimenti del genere? Ovviamente i grossi brand che sapevano di poter avere un grande ritorno in termini di visibilità: si pensi a TIM, che oltre agli spot classici quest’anno ha voluto essere citata come “Sponsor Unico” del Festival, Suzuki, che ha inserito le sue nuove vetture ibride anche negli stage esterni al teatro Ariston, e Ferrero, che con un accordo milionario si è aggiudicato la sponsorizzazione completa del villaggio esterno al teatro, chiamato per l’appunto “Nutella Stage“.

Perchè i brand hanno fatto la fila per avere uno spot in tv?

Con un paragone azzardato Antonio Marano (direttore di RAI pubblicità) ha dichiarato che il Festival di Sanremo è il Super Bowl italiano.
Prese le dovute distanze dall’evento sportivo più famoso al mondo, in cui uno spot pubblcitario può arrivare a costare anche 6 milioni di dollari per 30 secondi di visibilità, il palcoscenico mediatico che che Sanremo 2020 ha offerto ai brand è stato sicuramente notevole.

Una ricerca condotta da Group M, ha infatti evidenziato che:

– il 75% degli spettatori del Festival di Sanremo ricorda almeno un brand e il suo spot

– Il 30% ha dichiarato che “lo ha fatto sentire vicino alla marca o prodotto”

– il 20% dice che “gli ha ricordato di comprare la marca o prodotto che aveva precedentemente comprato”

Tutti questi dati sono conditi da un audience di pubblico di quasi 60.000.000 di telespettatori che in 5 giorni hanno assistito al Festival.
Praticamente, quasi ogni cittadino italiano potrebbe aver potenzialmente visto una delle pubblicità proposte durante questa settimana.

Un’occasione d’oro insomma, soprattutto in un momento in cui un media tradizionale come la tv sta lentamente perdendo visibilità dal punto di vista pubblicitario, a favore dei social network, dove le aziende investono sempre di più per raggiungere nuove fasce di pubblico e consumatori.

Un paese radunato in piazza

I miei personalissimi complimenti vanno quindi a tutta l’organizzazione del Festival, che un lavoro titanico è riuscita a mettere in piedi una macchina capace di diventare la piazza di ritrovo di ogni italiano per 5 giorni.
Dal mio punto di vista, un successo meritato, che ha giustificato ampiamente i ricavi ottenuti dalla vendita degli spazi pubblicitari.

Ci leggiamo presto! 

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