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A cura di Laura Primiceri

L’invasione russa dell’Ucraina fa tornare attuale uno spot di De Agostini del 1995

Amiamo la pubblicità perchè spesso meglio di ogni altro media è in grado di fotografare la realtà. È così ora nell’era delle instant news, è stato così anche in passato quando per informarsi ci si doveva per forza affidare a mezzi più “tradizionali”. La guerra, si sa, è sempre una cosa drammatica e quella in corso tra Russia e Ucraina sembra ancora più assurda per come è maturata e per le reazioni internazionali che sta scatenando. Uno spot andato in onda per una manciata di settimane nel 1995 è tornato prepotentemente nei nostri feed per ricordarci che la Storia è ciclica e prima o poi tutto torna.

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La cronaca di questi ultimi giorni parla da sola. Un’escalation crudele e drammatica, per alcuni annunciata, per altri inaspettata, ha portato una nuova e grave crisi in un territorio già poco tranquillo. I rapporti tra Ucraina e Russia, mai stati troppo felici, si sono ulteriormente inaspriti con da una parte la Nato che sostiene lo stato affacciato sul Mar Nero e dall’altra Vladimir Putin che lamenta pericolose ingerenze. Nel sostanziale fallimento della diplomazia occidentale, con Kiev sotto le bombe e i civili in fuga, i social si scatenano: da una parte le analisi geopolitiche, dall’altra i meme. Tra i tanti temi ricorrenti abbiamo avuto modo di vedere come è ritornato, straordinariamente attuale, uno spot risalente nientemeno che al 1995. E ancora una volta, una pubblicità (per quanto datata) si dimostra perfetta fotografia dei tempi.

“MA QUALE RUSSIA? UCRAINA È UCRAINA!”

Prima di illustrarvelo, ve lo mostriamo (per i pochi a cui non si dovesse ancora essere accesa la lampadina):

Anni ’90: una capsula spaziale atterra sul pollaio di una severa babushka. Emerge un goffo astronauta, felice di essere tornato nella “madre Russia”. La donna si indispettisce e nasce uno scambio di battute (in russo, con i sottotitoli) che diventa in breve un cult:

“Macché Russia, questa è Ucraina”
“Ma Ucraina è Russia!”
“Ucraina è Ucraina!”


L’astronauta è perplesso e lo spot continua in questo clima di nonsense fino a svelare il prodotto: il nuovo Atlante Geografico De Agostini, in allegato con il Corriere della Sera. In coda, un altro siparietto con il figlio della babushka e una gallina.

UNA STORIA VERA

Lo spot, realizzato nel 1994 dall’agenzia TBWA e uscito all’inizio del 1995, prende spunto da un fatto realmente accaduto (raccontato qui nel dettaglio dal giornalista esperto di viaggi spaziali Paolo Attivissimo). Il 19 maggio 1991 decolla da Baikonur in Kazakistan, allora parte dell’Unione Sovietica, una missione ordinaria, destinata a portare l’astronauta Sergei Krikalev sulla stazione orbitante MIR. Il 25 dicembre 1991, il presidente Michail Gorbačëv annuncia in diretta tv la dissoluzione dell’URSS, atto che genera una galassia di stati indipendenti.

La crisi politica scombina i piani di Krikalev, che si vede più volte rimandata la data di ritorno sulla Terra perché fondamentalmente non esistono più gli organi deputati a prendere decisioni su di lui. Lo stallo termina il 25 marzo 1992, quando riesce ad aggregarsi a un’altra missione di rientro già programmata, rimettendo piede su un suolo irrimediabilmente diverso da quello lasciato quasi un anno prima. La navicella atterra in un Kazakistan autonomo, mentre la tuta spaziale di Krikalev reca ancora la sigla CCCP. Una situazione che ricorda la sceneggiatura del film The Terminal di Steven Spielberg uscito nel 2004.

Articolo del Resto del Carlino dell’epoca (collezione personale di Gianluca Atti, ripreso da Paolo Attivissimo)

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Un episodio perso tra i tanti che narrarono un periodo storico denso di avvenimenti destinati a segnare profondamente il tempo a venire. Del resto, proprio gli anni ’90 sono ricordati per essere quelli delle grandi trasformazioni geografiche e politiche europee, iniziati con il crollo del Muro di Berlino nel 1989 (e la conseguente riunificazione della Germania, fino ad allora divisa tra Est e Ovest) e proseguiti con la separazione di Repubblica Ceca e Slovacchia del 1993, fatto anche questo accennato nello spot. Nel 1991, oltre allo sfaldamento dell’URSS, inizia il processo di disgregazione della Jugoslavia che porterà poi alla sanguinosa guerra dei Balcani, mentre arriva a compimento (con il trattato di Maastricht) la creazione dell’Unione Europea.

Gli atlanti e le enciclopedie (ricordiamoci che stiamo parlando di un mondo in cui Internet non esisteva ancora) invecchiano rapidamente, ecco quindi lo spunto perfetto per realizzare uno spot che rischiava di essere noioso e banale e invece diventa improvvisamente brillante e memorabile.

DALLA TV, ALLE DISCOTECHE E AI GIORNI NOSTRI

Ucraina è Ucraina diventa un tormentone, acquisisce una viralità ante litteram tutto sommato inaspettata rispetto al prodotto che pubblicizzava. A dispetto di una vita televisiva molto breve (lo spot sparì dalla programmazione al termine della vendita abbinata Atlante – Corriere, che durò poche settimane), il commercial rimase nella memoria grazie alla sua semplicità e immediatezza, unite a un effetto comico raggiunto con pochissime battute.

Non solo TV: la popolarità crebbe fino a diventare addirittura un pezzo dance prodotto da Phil J con lo zampino di Molella su etichetta Top Secret Records. All’interno della traccia sono riconoscibilissime le campionature delle battute dello spot (gallina compresa). Ucraina eto Ucraina comparve in numerose compilation, come era uso all’epoca di una musica dance che si ballava e si ascoltava, e popolò le dancefloor dell’estate – autunno 1995.

Prima di ora, lo spot è ritornato brevemente in auge nel 2014 in concomitanza con la crisi in Crimea, regione ucraina autodichiaratasi indipendente e successivamente annessa alla Russia. In quel momento però i social network avevano molto meno peso nella nostra vita rispetto ad ora e il concetto di “viralità” si stava appena affacciando ai nostri vocabolari. E comunque, Gazzetta ancora non esisteva e non avremmo potuto parlarvene!

In questi giorni il disorientato astronauta e l’arcigna contadina stanno tornando prepotentemente a rimbalzare sui feed social, riproponendosi con insperata freschezza e attualità a dispetto delle 27 primavere che si portano sulle spalle. Peccato che l’atlante cartaceo sia uno dei tanti oggetti diventati anacronistici e obsoleti con l’avvento di Internet, altrimenti saremmo pronti a scommettere su una sua impennata di vendite.

Per capire la portata di questo nuovo interesse, siamo andati un po’ a spulciare nei Google Trends e abbiamo effettivamente notato che la chiave di ricerca “Ucraina spot” in questi giorni ha riscontrato un’impennata:

Abbiamo poi chiesto lumi alla pagina Tutto Spot 80 che ci ha confermato che l’interesse dei social si è risvegliato, con un bounce di circa 2000 visuals nelle ultime ore. Un modo se vogliamo un po’ naif di ironizzare su un argomento grave e serio, sicuramente una freccia nell’arco di chi vuole, nonostante tutto, sdrammatizzare e esorcizzare.

….ci leggiamo presto!

Sempre più grandi, grazie a Te.

Cara lettrice e caro lettore, se fai parte delle venticinquemila persone che ogni mese sceglie di leggere La Gazzetta Del Pubblicitario per informarsi, arricchirsi o divertirsi, questa lettera è per te…

Laura Primiceri

laura.primiceri@lagazzettadelpubblicitario.it

Se fossi un verso di una canzone sarei "Tanta nostalgia degli anni ‘90, quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè". Scrivo da quando avevo nove anni e il giorno in cui sono diventata giornalista pubblicista è stato uno dei più belli della mia vita. Come lavoro non mi occupo di pubblicità in senso stretto, ma mi sarebbe molto piaciuto. Teledipendente, gattara, creativa. Testa tra le nuvole e piedi per terra. Non pugliese, salentina!

Ehi lettore!

 

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