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wall of lies

Le 20mila bugie di Trump diventano un muro a NYC: l’idea di Radio Free Brooklyn come esempio di comunicazione efficace

Tempo di lettura: 4 minuti

Chi la dura la vince, recita il detto popolare, e Trump, il presidente uscente degli Stati Uniti d’America, ha finalmente ottenuto quello che ha sempre promesso ai suoi concittadini: un muro. Anche se non è esattamente come tutti se lo sono immaginato.

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Donald J. Trump è noto a tutti per il suo irriverente modo di comunicare e, soprattutto, per il suo vizietto di raccontare bugie. Durante quest’ultima campagna elettorale, duramente combattuta a colpi di tweet e fake news da parte di tutte le fazioni, siamo stati resi partecipi di alcuni degli episodi più divertenti dell’intera scena politica internazionale, come quando, ad esempio, sulla Strip di Las Vegas è apparso un immenso cartellone pubblicitario con un’altrettanto imponente frase in rosso: “Donald Trump cheats at golf” (Trump bara a golf, ndr), una geniale idea del concorrente rivale Mike Bloomberg.

PRESIDENTIAL RACE

trump vs. biden
I due candidati alle Elezioni 2020

L’inaspettata e spietata Presidential Race di quest’anno tra il repubblicano Donald Trump ed il democratico Joe Biden ci ha regalato parecchie emozioni, ma un piccolo, seppur fondamentale, dettaglio non è sfuggito agli occhi e alle orecchie di Tom Tenney e Phil Buehler, direttori di Radio Free Brooklyn, una radio indipendente newyorkese.

Sebbene i candidati siano entrambi in là con gli anni, hanno dimostrato di essere in gran forma, comunicativamente parlando, sia durante i face off in TV, delle e vere proprie risse verbali a colpi di “sei un clown” e “stai zitto”, che in feroci ed avvelenati tweet.

Effettivamente, il maestro indiscusso di Twitter pare proprio essere il Tycoon, una sorta di genio ribelle domiciliato alla Casa Bianca: sin dai primi giorni da presidente si è categoricamente rifiutato di utilizzare i canali ufficiali dello US Gov (l’account twitter ufficiale del Presidente è @potus, ndr), sfruttando invece il suo account personale per tutte le comunicazioni ufficiali. Questa strana abitudine dell’ex presidente non è mai stata granché apprezzata dalla stampa statunitense, tanto da spingere il Washington Post, uno dei quotidiani più influenti della nazione di proprietà del multimiliardario Jeff Bezos, a puntare i riflettori sull’account personale del Tycoon e raccogliere, in un archivio consultabile online, tutte le bugie e le inesattezze postate dallo stesso Trump.

THE WALL

Il Wall of Lies vandalizzato dai supporters di Trump

Secondo le autorevoli fonti del Washington Post, l’ex presidente Trump ha impiegato 827 giorni dalla data della sua elezione per raggiungere le 10’000 fake news postate sui suoi profili social e solo 440 giorni per raddoppiarle, fino a raggiungere l’impressionante cifra di 20’055 in poco più di mille giorni di presidenza, con un’incredibile media di circa 16 al giorno: stupefacente (astonishing direbbero i nostri colleghi d’oltreoceano, ndr).

Questo incredibile numero di falsità ed inesattezze ha letteralmente acceso una lampadina nella testa dei due radiofonici ed artisti newyorkesi sopra citati, che hanno prontamente deciso di raccoglierle tutte, ma proprio tutte, per andare a creare un gigantesco murale al centro di SoHo, nel cuore della Grande Mela, per altro città natale dello stesso Trump.

Un immenso e coloratissimo striscione di oltre 30 metri è stato esposto alla mercé di tutti i passanti, suscitando un gran clamore mediatico: Tom e Phil hanno deciso di suddividere le fake news in categorie, a ciascuna delle quali è stato assegnato un colore, in modo da facilitarne la lettura. Tra le tante spiccano il celeste della categoria Immigration ed il verde della categoria Coronavirus, senza però tralasciare gli altri hot topic dell’ex presidente: Russia, elezioni, tasse, ambiente e questione Ucraina per citarne solo alcuni.

Reso disponibile al pubblico il 3 ottobre, come facilmente intuibile, lo striscione è stato oggetto di numerosi atti vandalici da parte dei sostenitori di Trump, che l’hanno letteralmente rimosso con la forza. I due ideatori non si sono dati per vinti e, dopo qualche giorno, hanno deciso semplicemente di cambiare location e continuare a mostrare agli occhi di tutti le falsità postate dal Tycoon nel corso degli anni, in una sorta di “missione umanitaria 2.0”.

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DAL MURO DELLE BUGIE AL MURO DELLA VERITA’

wall of lies
Il Wall of Lies è lungo ben 30 metri

Alla base di tutto questo incredibile lavoro, tra l’altro di grandissima forza comunicativa, ci sta certamente l’immenso sforzo del Washington Post di classificazione di tutte le fake news del presidente uscente, ma anche la fortunata intuizione di Tom e Phil di renderle disponibili e fruibili a chiunque, senza prendersi la briga di cercarle nei meandri del web. Sicuramente non sarà stata la “chiave di volta” per il ribaltamento delle elezioni, ma, prendendo in considerazione la grande foga con cui i cittadini americani stanno festeggiando l’apparente vittoria di Joe Biden, possiamo senza dubbio dire che quel muro rappresenta un po’ tutti gli americani, o meglio, certamente tutti gli americani anti-Trump, e ne riassume il pensiero.

L’idea originale di Phil e Tom era, in realtà, quella di elencare ognuna delle ventimila fake news comunicate da Trump in una maratona di 24 ore in diretta radiofonica. Idea, però, abbandonata a favore di una forma comunicativa più diretta ed impattante: l’immagine. Senza ombra di dubbio per i due si è rivelata una scelta vincente: nel perido storico in cui tutto corre veloce, è degna di nota la volontà di immortalare, in questo caso tramite un murale, un qualcosa di altrimenti estremamente caduco come la parola.

Vista l’immediata impossibilità di visitare il Wall of Lies di persona, vi invitiamo a visitare il sito web di Radio Free Brooklyn, in cui non solo troverete ogni tipo di informazione a riguardo, ma potrete anche consultare una versione digitale dello striscione.

Ci leggiamo presto!

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Federico Peverelli

federico@lagazzettadelpubblicitario.it

Ciao! Sono Federico. Sono rapito da qualsiasi cosa possa essere commentata, ma il mondo della pubblicità mi ha sempre affascinato più di qualsiasi altra cosa. Ah! Sono perennemente in ritardo, ma sulle notizie prometto che sarò sempre puntuale.

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