I 10 spot di Natale più discutibili degli ultimi 10 anni

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8 Dicembre 2021
Tocca mettersi comodi
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Il Natale non è solo tempo di gioia e festeggiamenti, ma anche di pubblicità di dubbio gusto. Qui non vi parliamo di capolavori del marketing, ma di spot natalizi che rasentano il trash, il ridicolo, la blasfemia, oppure semplicemente brutti, ma così brutti che vi verrà voglia di rivederli. Forse non sono i peggiori, ma quantomeno sono discutibili e noi, animati dallo spirito altruistico tipico delle festività, ne abbiamo selezionati dieci apposta per voi!

1. Gesù Borsetta

Nel 2015 Mulberry, famosa marca di borse inglese, ha realizzato uno spot fortemente divisivo. C’è chi lo ha ritenuto geniale, chi blasfemo, e chi lo ha definito una efficace critica contemporanea al consumismo natalizio.

Lo spot rappresenta un’allegoria della Natività in cui Maria e Giuseppe sono una giovane coppia da poco trasferitasi, come suggeriscono gli scatoloni sullo sfondo, mentre Gesù Bambino è sostituito da una borsa da donna in pelle rossa, modello Bayswater da 995 £, ovvero il regalo di Natale per lei. Una volta aperto il regalo, tra le espressioni di meraviglia e stupore da parte di Mary, l’allegoria prende le forme del presepe vivente: cominciano a entrare in casa dei pastori, con tanto di pecore, per ammirare la borsa a dare opinioni di stile.

In un crescendo, decisamente comico, di perplessità sul volto di Joseph, arrivano persino i Re Magi, raffigurati come tre uomini modaioli e interraziali, che portano doni quali vino e praline. La luce delle fibbie dorate della borsa illumina il volto dei presenti, tutti in stato di adorazione, finché Jo esclama: “Ma scusate, è solo una borsa!”. Dopo un secondo di silenzio, tutti scoppiano a ridere, mentre l’inquadratura si allarga includendo ai lati un bue ed un asino, indifferenti, e una lampadina scarna, in alto, tipo stella cometa.

2. Buon taci e compra

Gioca in modo ironico sul contrasto tra consumismo e spirito natalizio anche lo spot inglese di LIDL del 2020 “Big on a Christmas you can believe in”. Lo spot comincia con un paesaggio invernale e i toni caratteristici di una carola natalizia, raccontando quello che potrebbe essere l’inizio di una bellissima amicizia tra una bambina e un simpatico uccellino. E invece no: è uno spot LIDL con offerte convenienti e prezzi eccezionali.

Al sentimentalismo di ogni elemento tipico del Natale è contrapposta un prodotto LIDL in offerta; persino la dolce malinconia delle feste è brutalmente evitata grazie allo spumante scontato a soli 8,49 £. Lo spot si chiude, in modo piuttosto triste, con l’uccellino che prova a raccontare lo spirito del Natale, ma viene sovrastato dall’insegna di un supermercato LIDL che si accende.

3. Fa schifo, ma è Natale

Nel 2020 l’agenzia AMV BBDO realizza uno spot natalizio molto particolare per Plenty, un brand di carta da cucina (analogo di Scottex) chiamato “Xmess”, gioco di parole tra “Christmas”, cioè “Natale” e “Mess”, ovvero “casino”, “disastro”, “pasticcio”.

Sembrano esserci tutti gli elementi di uno spot natalizio tradizionale: decorazioni, luminarie, una famiglia riunita per la Vigilia. Invece, cominciamo a vedere un’anziana signora che cerca di staccare gli escrementi incrostati sul posteriore del gatto, un neonato che vomita, il nonno che infila a pugni il ripieno dentro un tacchino; tutte circostanze, chiaramente, in cui è coinvolta la carta da cucina Plenty.

Tra la pipì di cane sul pavimento, lo zio che mangia seduto sul water, e cibo che cade per terra (ma comunque messo in tavola) i personaggi dello spot sembrano sempre più brutti, sporchi e cattivi, alla Ettore Scola. Eppure, conclude lo spot, anche se il Natale insieme ai nostri cari è sempre un casino, si tratta comunque del nostro casino e non vorremmo essere da nessun’altra parte. Sicuri? Ci riserviamo il diritto di dissentire.

https://www.youtube.com/watch?v=zYkZw9KMlgs&feature=emb_logo

4. Torte, biscotti e blasfemia

Uno spot decisamente controverso è quello realizzato nel 2003 dall’agenzia Saatchi & Saatchi per Mr Kipling, un’azienda inglese produttrice di prodotti dolciari da forno.

Lo spot si apre in quella che sembra essere una sala parto, con una donna in travaglio che urla, circondata dal compagno e dallo staff medico. Tuttavia, non appena la videocamera sposta l’inquadratura, vediamo un pubblico, seduto come a teatro, e scopriamo che la scena è parte di una recita di Natale insolitamente realistica.

Alla domanda di uno spettatore scioccato, che chiede se Mr Kipling avesse mai diretto prima una recita di Natale, il vicino risponde: “No, ma fa dei dolci straordinariamente buoni”. Lo spot è stato ritirato, dopo aver ricevuto quasi un migliaio di lamentele da parte di persone che lo ritenevano blasfemo.

5. Babbo Natale finisce in ospedale

Ha causato un bel polverone anche lo spot natalizio “Gift” del 2020, firmato dall’agenzia Iris per l’associazione benefica inglese NHS Charities Together, realizzato per celebrare il lavoro dello staff dell’associazione durante la pandemia.

Immagine tratta dallo spot “Gift”, 2020 Iris

Lo spot comincia con la corsa in ospedale per salvare un anziano signore attaccato ad un respiratore; segue poi la sua convalescenza con lo staff della struttura che se ne prende cura. Il paziente, che viene dimesso poco prima di Natale, sembra aver notato un’infermiera fra le altre, particolarmente brava ed amorevole. Proprio quest’infermiera, il giorno di Natale, riceve un dono accompagnato da un biglietto di ringraziamento firmato “Santa”, rivelando così l’identità dell’anziano signore, nientemeno che Babbo Natale.

Lo spot ha ricevuto numerose critiche da parte delle associazioni di consumatori inglesi che hanno trovato il riferimento alla pandemia di Covid troppo esplicito e hanno accusato lo spot di aver causato ai bambini ansia e depressione.

6. Tristissimo (1)

Tra gli spot di Natale più tristi del secolo, e che ha fatto per questo discutere, non possiamo non citare quello del supermercato tedesco Edeka del 2015. Lo spot inizia con un anziano signore che torna a casa da solo, con la spesa, giusto in tempo per ascoltare dalla sua segreteria telefonica un messaggio da parte della figlia: “Quest’anno non riesco a venire per Natale, cercherò di farcela il prossimo”. E invece, anno dopo anno, vediamo il vecchio signore sempre da solo a tavola, con un albero di Natale addobbato sullo sfondo.

A un certo punto, però, i membri più giovani della famiglia, tutti impegnati con le loro vite, ricevono la notizia che il protagonista è morto. Si ritrovano quindi a casa sua, mestamente, per portargli i loro omaggi, ma anziché una camera mortuaria, trovano una tavola apparecchiata per Natale e l’anziano che li accoglie vestito a festa: “Cos’altro avrei potuto fare per riunirvi tutti?”. Seguono abbracci, risate, brindisi, nipotini e cibo di Edeka nei piatti.

Secondo alcuni, lo spot ci è andato giù pesante, troppo, e la strategia messa in atto dal protagonista per riunire la famiglia, altro non è che la rappresentazione di un ricatto emotivo. Altri, tuttavia, hanno trovato lo spot bello e commovente, nonché significativo perché sensibilizza sull’importanza di trascorrere il Natale insieme e non lasciare gli anziani a casa da soli.

7. Ding dong

Siamo ai limiti della decenza con questo spot dei grandi magazzini Kmart del 2013. Sei bei ragazzi in smoking seduti a tavola intonano Jingle Bells con delle campanelle. Poi, la tovaglia sparisce, e i ragazzi, che sotto non portano i pantaloni ma solo boxer molto festivi, suonano Jingle bells con qualcos’altro.

8. Perché non mangiare KFC a Natale?

KFC, acronimo per Kentucky Fried Chicken, famoso fast food nord-americano specializzato in pollo fritto, ha realizzato nel 2013 uno spot tutto giocato sull’ironia, dal gusto piuttosto discutibile. I personaggi cantano di quanto non si sopportano e di come normalmente, soprattutto sotto le feste, vorrebbero scannarsi l’un l’altro. Invece, mettono da parte le loro divergenze e il loro odio, e perché c’è una cosa che li mette tutti d’accordo: il delizioso pollo KFC condito da ben undici, tra aromi e spezie: chi non lo vorrebbe come pranzo di Natale?

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9. Tristissimo (2)

Un altro spot straordinariamente triste, ai limiti del ridicolo, è quello realizzato dall’agenzia finlandese Make it Simple nel 2016 per l’Esercito della Salvezza, titolato “Last safety net”, cioè “Ultima rete di sicurezza”.

Lo spot ha come protagonista un bambino che però è vestito da adulto, fa cose da adulto, e a cui capitano disgrazie da adulto: viene licenziato, non ha abbastanza soldi per la spesa, la banca gli rifiuta un finanziamento, viene sfrattato e finisce per strada. Mentre gli nevica in testa, solo e abbandonato, guarda con invidia le famiglie felici che si riuniscono per Natale in case perfettamente riscaldate, finché una vigilessa non gli pone gentilmente una mano sulla spalla e lo accompagna all’Esercito della Salvezza. Lo spot si conclude con un monito: “Le disgrazie capitano a chiunque, purtroppo anche ai bambini”

Se lo spot è certamente efficace nel suscitare compassione per i meno fortunati, il personaggio del bambino-adulto senzatetto è, oltre che tristissimo, anche piuttosto grottesco. Il che rende questo spot piuttosto discutibile.

10. Il gatto di Walmart

Concludiamo la nostra classifica con uno spot semplicemente brutto. Di solito, i gatti in pubblicità sono fonte di successo. Ma non questa volta. Il gatto di Walmart, che ha una bocca umana e canta per quasi un intero minuto, è incredibilmente fastidioso ed inquietante.

Ne volete ancora? Se ci avete preso gusto, vi consigliamo di dare un’occhiata ad altri simpatici flop pubblicitari natalizi, forieri di consistenti danni d’immagine e fatturato. Buoni flop di Natale a tutti!

Ci leggiamo presto!

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Dottoressa… in neuro-filosofia (sì, esiste, ed è anche un ottimo argomento di conversazione), il mio lavoro di ricerca riguarda le emozioni, e come influenzano in modo in cui pensiamo, soprattutto nell’ambito della comunicazione scientifica e politica. Leggo più di quanto scrivo, ma cerco costantemente di fare il contrario. Credo nella connessione tra gli esseri, non solo umani, e coltivo gratitudine (ho provato coi pomodori, ma niente).

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