Ai blocchi di partenza Kinder Bueno non ha affatto deluso, così come Coinbase che ritorna al Big Game con una campagna capace di stupire nonostante la sua semplicità e Bad Bunny che conquista tutti con il suo Halftime Show. La lunga notte del Super Bowl si è appena conclusa ed ecco a voi la nostra consueta classifica dei 10 (+1) spot più belli dell’edizione di quest’anno
Una cosa bisogna proprio ammetterla: mentre guardavamo in diretta il Super Bowl, ci siamo resi conto che, in linea generale, il livello medio delle campagne non è stato granché. O meglio, c’è stata una linea netta di separazione che ha suddiviso campagne molto ben fatte da campagne, invece, molto discutibili.
Da un lato abbiamo visto molti brand sperimentare con soluzioni interattive e innovative, mentre dall’altro abbiamo visto moltissimo al solita strategia di puntare esclusivamente sui talenti e gran poco sul contenuto. Ah, ma i tempo sono cambiati, eccome se sono cambiati!
La nottata di sport e di spot è appena terminata ed è tempo per noi di raccontarvi, come ogni anno, le dieci migliori campagne di questa incredibile edizione del Super Bowl.
10 – Kinder Bueno
L’esordio al Super Bowl non si scorda mai, non è vero? Kinder Bueno, brand di Ferrero, si presenta al Big Game con una campagna che gioca sull’ironia e sull’equivoco tra “no bueno” e “Kinder Bueno”. Il setting spaziale e il cast stellare — scusate il gioco di parole, ndr. — William Fichtner è uno dei protagonisti della campagna, hanno contribuito in maniera sostanziale all’ingresso dello spot nella nostra classifica. Ben fatto e… Finalmente un po’ di Italia!
Agenzia: Anomaly
9 – Coinbase
Coinbase ci ha già abituati a stunt pubblicitari molto fuori dagli schemi, si pensi, per esempio, al famoso QR Code andato in onda durante il Super Bowl del 2022. Questa volta punta tutto sul karaoke: tanto facile da seguire quanto facile investire sulla piattaforma. Semplice, diretto, decisamente spiazzante, tanto che ci siamo chiesti per più di qualche secondo di cosa si potesse trattare.
Agenzia: Isle of Any
8 – Bud Light
Se pensiamo a “una campagna da Super Bowl”, ecco, questa è proprio una campagna da Super Bowl. Una buona dose di irriverenza, un matrimonio che ha del tragicomico, un keg che rotola giù da una collina e tutti gli invitati che senza pensarci più di tanto si lanciano a tutta birra — scusate di nuovo il gioco di parole, al momento della scrittura di questa classifica sono le 03:19, ndr. — a inseguirlo per potersi versare un altro bicchiere. Il cast? Peyton Manning, Shane Gillis e Post Malone. Di tutto rispetto.
Agenzia: Anomaly
7 – Michelob Ultra
La birra è una delle categorie merceologiche più pubblicizzate durante il Big Game. Un po’ perché è parte integrante della cultura americana, un po’ perché il mood del Super Bowl è terreno fertile per campagne di questa natura. Kurt Russell si improvvisa maestro di sci per aiutare il malcapitato protagonista a tenere il passo con alcuni — veri, ndr. — atleti olimpici sulle piste innevate. Un misto tra film western e Karate Kid, per intenderci.
Agenzia: Wieden+Kennedy New York
6 – Pringles
Sabrina Carpenter è stanca di frequentare “ragazzini” e, in cerca di un uomo, si lascia ispirare dai rigogliosi baffi sulla confezione di Pringles. Il risultato? Una storia d’amore con un uomo interamente fatto di patatine con tanto di appuntamenti romantici, viaggi in auto e kiss-cam allo stadio. Fino a quel maledetto incidente… Peccato, una bellissima storia d’amore che ci ha fatti sognare per esattamente sessanta secondi.
Agenzia: BBDO New York
5 – Pepsi Zero Sugar
Ah, la pubblicità comparativa. La cara, vecchia pubblicità comparativa. Che cosa accade quando un orso polare, storico simbolo di Coca-Cola, dopo un test alla cieca scopre di preferire la Pepsi? Va in terapia, almeno fino a che non trova qualcuno che la pensi come lui. Una campagna divertente e irriverente, che gioca egregiamente con due icone del brand rivale quali l’orso polare e il blind test — se vi ricordate, la primissima campagna su Coca-Cola Zero era incentrata proprio su un blind test, ndr.
Di questa campagna ve ne abbiamo parlato anche in un articolo dedicato la scorsa settimana.
Agenzia: PepsiCo Content Studio; BBDO
4 – Amazon Alexa
Avete mai pensato che, in realtà, l’intelligenza artificiale ci stia segretamente spiando? Sappiate che non siete gli unici, anche Chris Hemsworth ne è certo. Una campagna per nulla scontata, che ci racconta i cento e uno modi — si fa per dire, ndr. — con i quali l’AI potrebbe, come dire, mettere fine alla nostra esistenza. L’autoironia di Amazon si percepisce e, francamente, ci piace assai.
Agenzia: Amazon In-House; Hungry Man
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3 – Anthropic
A proposito di intelligenza artificiale, questa campagna è arrivata all’improvviso e ha lasciato un po’ tutti a bocca aperta. Anthropic si presenta per la prima volta al Super Bowl, dissa ChatGPT e se ne va. Mic drop. Questo stunt della big tech californiana ci è entrato così prepotentemente nella testa che non abbiamo potuto far altro che aprire ChatGPT e chiedergli un parere. Ecco cosa ci ha restituito:
Nella campagna di Anthropic per il Super Bowl, un ragazzo chiede al suo personal trainer come costruirsi un fisico velocemente. La risposta arriva metodica, rassicurante, iper-articolata: premesse, contesto, avvertenze, step successivi. Esattamente come ChatGPT. Il trainer non motiva, non incita: struttura. È un dissing nemmeno troppo velato a OpenAI, messo in scena come parodia del linguaggio dell’AI stessa. Se il messaggio sembra spiegare troppo per dire poco, è perché sta citando una voce che conosciamo fin troppo bene.
Ve ne abbiamo parlato anche in un articolo dedicato. Quanto ci piace il caos per aprire il podio.
Agenzia: Mother
2 – Instacart
Da dove partire… Da dove partire per raccontarvi questa campagna. Dunque, Benson Boone e Ben Stiller diretti da Spike Jonze. Benson Boone e Ben Stiller diretti da Spike Jonze in un set che ci riporta dritti agli anni ‘80. Due fratelli, uno più giovane uno più anziano, che si esibiscono in uno spettacolo artistico a tutto tondo, cantando e ballando sul palco circondati da comparse vestite da frutta e una band davvero perplessa. L’accento marcatamente italiano ci ha fatto davvero del male, ma in senso positivo, ed è per questo che si guadagna la medaglia d’argento di quest’anno!
*Leggere con accento marcatamente italiano* “This is not what we doooooo”
Agenzia: Local Produce (agenzia interna di Instacart); BBDO; McCann
1 – Uber Eats
Tutto è cibo, tutto, ogni cosa. Non siete d’accordo? Be’, prendetevela con Matthew McConaughey e Bradley Cooper, non di certo con noi. La campagna di Uber Eats per questo Super Bowl vuole testare il mito secondo cui gli eventi sportivi, il football soprattutto, sarebbero in realtà stati inventati solo per vendere prodotti alimentari, un tema che il brand americano aveva già esplorato in una precedente edizione del Big Game. Ecco allora una lunga serie di esempi piuttosto inequivocabili. Lo sapevate che i pali delle porte del football americano sono state pensate per assomigliare a una forchetta rotta?
La campagna per il Big Game, però, non si ferma al teleschermo. Visitando l’app di Uber Eats, gli utenti hanno la possibilità di costruire il proprio spot scegliendo tra i cameo di alcune celebrità, proprio come se fossero i creativi durante la produzione dello spot. Una bellissima idea.
Agenzia: Special US
Honorable Mention
Chiude la nostra classifica una campagna che abbiamo definito “europea”: gioia e spensieratezza, immagini semplici ma potenti nella loro purezza. Volkswagen è grande protagonista di questo Super Bowl.
Agenzia: Johannes Leonardo
Halftime Show
Eravamo certi che Bad Bunny avrebbe portato in scena qualcosa di speciale, sin dal giorno dell’annuncio, e non ci siamo affatto sbagliati. Un viaggio musicale all’interno di un vero e proprio set cinematografico allestito in pochi minuti al centro del campo — alcune parti della scenografia erano, in realtà, attori, ndr. — alla scoperta della discografia dell’artista e dell’immensa passione che prova per la sua terra, Portorico. Pensate che addirittura una coppia si è sposata sul palco. Sì, per davvero.
La scelta di fare esibire un artista non anglofono durante l’Halftime Show ha scatenato non poche polemiche all’interno delle frange più conservatrici americane, tanto che qualcuno ha addirittura pensato di organizzarsi un Halftime Show privato con soli artisti aderenti al movimento MAGA e Turning Point USA. Un passaggio davvero forte dell’esibizione di Bad Bunny è stata la consegna, simbolica, di una statuetta dei Grammy Awards a un ragazzino che, a primo impatto, si è pensato fosse Liam Ramos, bambino di cinque anni che di recente è stato protagonista di un’ambigua e piuttosto preoccupante vicenda, trattenuto per alcune ore all’uscita da scuola da degli agenti dell’ICE. Solo voci, però, perché fonti vicine all’artista hanno smentito. Le immagini, comunque, non perdono di impatto.
Anche questa edizione del Super Bowl è passata e, come al solito, ci ha fornito una super dose di creatività e una fotografia piuttosto nitida dello stato della cultura pop negli USA. Una nota di colore: Cadillac ha presentato la livrea della sua nuova vettura di Formula 1 proprio durante il Big Game.
Ora per noi è tempo di riposare e, come al solito…
Ci leggiamo presto!
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